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venerdì 1 marzo 2019

Le Argonautiche (a nuoto all'Elba)



Le Argonautiche (a nuoto all'Elba)



In fuga dalla lontana e selvaggia Colchide[1], dopo averne combinate di ogni: seduzione e rapimento (?!?) di Medea[2]; furto del vello d’oro[3]; smembramento del giovane Apsirto[4] (solo per ricordane alcune), gli Argonauti[5] sfiniti approdarono all’isola di Etalia (l’attuale Elba), dove lasciarono la loro traccia più duratura (fonte Apollonio Rodio).



Difatti, la leggenda narra che la spiaggia delle Ghiaie, sia proprio la spiaggia lucente, dove gli Argonauti, detersero il loro copioso sudore con delle pietruzze e ci rassicura Apollodoro Rodio che “molte simili ci sono ancora su quella spiaggia – se i turisti non se le tutte portano via - e così pure i dischi, e altri resti illustri dei Minii, là dove il porto ha preso il nome di Argo”.

Poi il loro viaggio proseguì avanzando rapidamente sulle acque del mare in vista delle coste tirreniche.
Lí la nave Argo, sulla quale Atena, la dea tritonide, aveva innestato una polena parlante a forma di Ariete ricavata dalla quercia di Dodona, consiglió a Giasone di far rotta all’isola di Eea (regno della Maga Circe) per i riti di purificazione dall’orrendo delitto, e ripartire verso lo Scillecariddi[6] dopo aver gareggiato in canto con le Sirene (del resto, avevano Orfeo come loro campione[7]).


Da allora, sulla spiaggia delle Ghiaie le raschiature prodotte dagli strigili degli Argonauti si trovano indurite sui ciottoli e l’onda marina non le lava via, né le deterge la pioggia di nevischio interminabile (fonti: Strabone, Apollonio Rodio, Licofrone).






La leggenda narra anche, che Giasone, ormai vecchio, stanco e sopraffatto dal dolore (suvvia non si tradisce Medea impunemente!) si addormentò sotto il fasciame cadente della nave Argo e la prua parlante, impietosita, lo colpì sul cranio mettendo fine ai suoi giorni (fonti: Apollonio, Graves).




Poi la polena riprese il mare e, allora, la leggenda narra ancora che i nuotatori che attraversano il mare per approdare alla spiaggia lucente, la trovino lì sul bagnasciuga pronta a prendere il largo per altre avventure (fonte incerta, forse, pseudo-Peron).



















[1] La Colchide (l’attuale Georgia) è una regione sul Mar Nero, ossi agli estremi confini del mondo greco allora conosciuto.
[2] Medea è figlia di Eeta re della Colchide (a sua volta fratello di Circe e di Pasifae) e della Oceanie Idya. Tuttavia, secondo un’altra leggenda Medea sarebbe figlia della notturna dea Ecate e sorella di Circe.
[3] Il trono di Iolco è stato usurpato a Esone dal fratellastro Pelia. Quando il giovane (e bellissimo) Giasone reclama la restituzione del regno usurpato al padre, Pelia pone come condizione che egli riporti in Tessaglia il Vello d’Oro.
Si tratta de vello del montone sul quale i due giovani Frisso ed Elle erano volati via per scampare al sacrificio del loro padre Atamante. Elle cade in mare (e da allora quel tratto di mare si chiama Ellesponto), Frisso giunto nella lontana Colchide, sacrifica il montone e consacra il vello nel bosco del dio Ares, facendolo sorvegliare da un serpente sempre vigile e accudito e nutrito proprio da Medea.
[4] Apsirto è il fratello di Medea
[5] Gli eroi che si unirono a Giasone e salparono sulla nave Argo alla ricerca del Vello d’oro sono 55, tra questi i più noti sono, oltre a Giasone, Castore e Polluce, Orfeo, Meleagro, Piritoo, Eracle.
[6] “Sul quadrivio del mare. Da un lato sporgeva lo scoglio liscio di Scilla, dall’altro rumoreggiava Cariddi con scrosci infiniti; altrove ruggivano, sotto gli enormi marosi, le Plancte, e là dove prima era scaturita la fiamma dalla cima degli scogli, sopra la roccia infuocata, l’aria era scura dal fumo e non si vedevano i raggi del sole. E anche allora, sebbene Efesto avesse smesso il lavoro, il mare esalava un caldo vapore” (Apollonio Rodio).
[7] “Ben presto furono in vista di Antemoessa, l’isola bella dove le melodiose Sirene, figlie dell’Acheloo, incantano e uccidono col loro canto soave chiunque vi approdi. Le partorì ad Acheloo la bella Tersicore, una Musa; un tempo servivano la grande figlia di Deo, quando ancora era vergine, e cantavano insieme; ma ora sembravano in parte uccelli, in parte giovani donne. E stando sempre in agguato al di sopra del porto, 900 tolsero a molti, consumandoli nel languore, il dolce ritorno. E anche per loro, senza esitare mandavano l’incantevole voce, e quelli già stavano per gettare a terra le gomene, se il figlio di Eagro, il tracio Orfeo, non avesse teso nelle sue mani la cetra bistonica, e intonato un canto vivace, con rapido ritmo, in modo che le loro orecchie rimbombassero di quel rumore, e la cetra ebbe la meglio sulla voce delle fanciulle”.



giovedì 10 gennaio 2019

Fuori linea #3 - 28 Duodetriginta







Vutu geometrie matematiche
Logaritmi sezioni auree
Númari pari dispari decimali
Quàntici transfiniti pigreco?
Vutu dei númari imaginari
Dati da le radice d’ordine pari
Dei númari negativi
O (solo par ti) dó piú dó fa quatro?
(Ernesto Calzavara - Númari)








Dó più dó farà anca cuàtro, ma par mi 1 + 1 = 28.
Ventòto.
Ventòto xé un númaro pari: come mi e ti.
Xé anca un númaro composto con 6 divisori: 1, che són mi; dó che sémo sempre mi e ti; 4 parché dó più dó fa cuàtro; e po anca 7, 14, e 28 e questo non so dirte parchè.
E se ti sommi 1+2+4+7+14 el númaro che vien fóra xé 28 che, quindi, xé un númaro perfèto. Come perfetto xé el tó bunìgolo, che el me piàxe carésar.
E te digo anca che, dopo el 6 e prima del 496, el duodetriginta  xé el secondo numero perfetto e, quindi, pensa amór quanti altri númari strologhi che ghe xé, prima de trovar una otra perfección compàgna a la tua. 
Però a ‘sta malòrsega de 28 no ghé basta èsar perfèto, el ga caro èsar anca semiperfèto (parchè xé pari a la somma de calchedùn dei só divisori), come xé semiperfèta e difettata la memoria mia quando te penso (e te penso tanto).
E ancora, te digo, che ventòto xé el sètimo númaro triangolare, el quarto númaro esagonale y el tèrso númaro ennagonale centrato. E, òstrega, mi no so còsa vuole dire ‘sta roba qua, che xé come le parole tue de notte, che no capisso mai e me par arabo.
Ventòto fa anca la somma dei primi cinque númari primi: 2 + 3 + 5 + 7 + 11 = 28. 
Che par mi i xé i primi dó, 3, 5, sète e óndexe minuti che ghe go messo a inamoràrme de ti.
E i scrive anca che 28 xé un númaro idoneo (ma mi no credo che par mi e ti 28 xé idoneo) e che xé el anello pi longo dei númari socievoli. E mi con questo son d’accordo, parchè  - quando son con ti  - son socievole con tutto el mondo e smetto de volerghe dar fógo.
E ancora credéme se te digo che 28 fa parte delle terne pitagoriche, dei númari de Keith, de Ulam e pure del Triangolo di Pascal, che quando no scriveva de númari scriveva che le cœur a ses raisons que la raison ne connaît point  (e questa me pare una gran monata). E anca el bon Fibonacci ga dito la sua su ‘sto númaro qua, che i ga scoperto che xé el númaro atomico del nichel e un númaro magico de la fisica nucleare. E son d’accordo, ciò!, parchè co ti la fisica se fa magia e va anca oltre…xé metafisica, xé poesia.
E ‘ncora 28 xé un nùmaro felice (come felice xé el sorriso tuo e felice son mi quando te vardo), xé un númaro pratico, congruente y, en fin (e questo me fa un mal boia), xé un númaro odioso. Come xé odiosa la distanza de anni (ventòto!) che me separa da ti e che me fa sentir un freddo bisso, le osa rote e me spacca el còr en tanti tocheti, che conta che riconta vien sempre ventòto (‘sto bastardo).

venerdì 21 dicembre 2018

Op, op, op







15.12.2018  12° meeting Snef di Sondrio – circuito SuperMaster: cronachetta (quasi vera)

Per le gare master di Sondrio (12° meeting Snef – circuito SuperMaster) tutta la squadra del Gonzaga Sport Club è stata convocata.
Non sono ammesse né assenze, né defezioni. Parola d’ordine del coach: prima vincere. Poi festeggiare. Con pizzoccheri.

Partenza ore 6.30 del mattino dalla piscina del Gonzaga. Il Mata, gestendo la chat di pazzi su WhatsApp con una pazienza certosina, è riuscito a organizzare un pullman che fa tanto gita scolastica.
Fatto l’appello, contati i nuotatori (assonnati e mugugnanti) si può partire.

Le prime gare della mattina sono i 400 stile libero. Quindi tocca subito a me. Che però vorrei essere altrove.
Di malavoglia ciabatto fino a bordo vasca dal coach, che è già pronto con cronometri, carta e penna per segnare tutti i passaggi, di tutte le singole gare, di tutta la squadra e chiedo:
- Coach quanto devo fare di riscaldamento?
- Tu nuota finché non ti tirano fuori, poi vai diretta a fare la gara.

La vasca è piena all'inverosimile: c’è chi si tuffa, chi prova le virate, chi fa degli sprint, chi spintona, chi tallona il malcapitato che gli sta davanti. In tre parole: una - terrificante - tonnara.

Inorridisco e torno da coach: - Coach, ehm, ho un problemino non mi ricordo più come si galleggia, ho come l’impressione di andare a fondo…
Coach, guardandomi stralunato, - Galleggi come sempre vai…
Non mi muovo cincischio: - Coach, ehm, ho un problemino, non mi ricordo come mi devo tuffare, sicuro che mi squalificano per falsa partenza.
Silenzio.
- Coach com’è che devo fare la virata?
 - Vaiiii.
 - Ok vado.

Op, op, op.
Sento il coach gridare, intanto io vado a fondo per davvero, sbaglio la virata bevo, annaspo, cerco l’aria, in qualche modo arrivo alla fine è penso: mai più! Tutto questo è troppo per me.

Il coach invece sembra contento.
Op, op, op.
- Coach come sono andata?
- Bene, brava, ora vai nell'altra vasca e, in attesa di fare i 100 sl, continua a nuotare.

Op, op, op riprende a incitare mentre, i compagni di squadra si susseguono ininterrottamente nelle gare: 200 misti, 200 rana, 50 dorso, 50 rana, 50 delfino, 50 stile libero.

In attesa della seconda gara, considerata la densità dei nuotatori presenti in vasca, opto per un diversivo: leggo.
Leggo Kafka. Dopo Kafka sulla spiaggia ...Kafka a bordo vasca.
Gente che va e viene, passa un tizio dà un’occhiata al libro, mi stringe la mano:
- Complimenti! Kafka a bordo vasca! Ci vuole coraggio.

Nel mentre...op, op, op continua imperterrito il coach mentre cronometra, segna tempi, calcola punti, controlla, ascolta, incoraggia, motiva, rimbrotta. E non gli sfugge niente e nessuno.

È di nuovo il mio turno: 100 stile libero.
- Coach per quel problemino di galleggiamento di cui ti accennavo...
Op, op, op, non si volta neppure, scuote la testa e segna i tempi.
Vado via mesta.

Pronti, partenza via: ri-sbaglio la virata, ri-bevo, ri-ciabatto fino al coach.

- Coach come sono andata?
Op, op op, cronometra, controlla,
- Bene, brava...vai nell'altra vasca a defatigare per qualche chilometrino.
- Ancora?!?

Op, op, op è l’ora delle staffette 50x4 miste.
Il coach ha messo in campo ben nove staffette: 6 maschili e 3 femminili.
Le staffette femminili del Gonzaga fendono l’acqua come una cavalcata delle Valchirie.
Fortunatamente sono stata scartata a tutte le staffette e posso riprendere la lettura di Kafka a bordo vasca. Ripassa il tizio di prima che, entusiasta, controlla a che pagina sono arrivata.

Op, op, op, le medaglie fioccano e persino io scippo un oro e un legno (rispettivamente nei 400sl e nei 100sl di categoria …ehm, meglio sottacere quale categoria e con quali tempi).
Alla fine, i giudici di gara tirano le somme dei punti totalizzati da ciascuna squadra e the winner is ….





Op, op, op.
Il coach alza la coppa, la squadra esulta, si è fatta sera, fuori c’è il pullman che ci attende. Mi metto in coda per salire e intanto appassionatamente litigo al telefono con la prole.
Metto giù e chiama il coach: - Dove sei, Sabri?
Troppi op, op, penso: - Coach, come dove sono? Sto salendo sul pullman.
- Brava, il nostro però è già partito.

Azz… sono sul pullman della squadra avversaria.
Batto la ritirata, cercando di non darlo troppo a vedere, mi intercetta solo il tizio di Kafka che mi saluta e mi fa l’occhiolino.

Nel frattempo, il pullman del Gonzaga ha fatto dietro front ed è venuto a recuperarmi.

Op, op, op è ora di brindare: mettiamo già la coppa e alziamo i (lieti) calici.











venerdì 14 dicembre 2018

Fuori linea #2 - Sarina




Fuori Linea #2 - Sarina





L’avevano battezzata Sarina, per rispetto a suo nonno Saro Spina, che però detestava lei è tutta quella malarazza di nipoti nati dalla fuitina della figlia con quello scioperato di Mariano Previtera.
Lui che con la guerra, ancora una volta, aveva perso tutto. Lui – vedovo e con le altre figlie emigrate in America, Australia, Canada - costretto campare a casa di quel miscredente comunista e, per superchiu, povero del genero.

- Mariano m’arrubbò a figghia chiù bedda e tangelosa. E le sue figlie (Rosa, Venera, Sarina, Maria e Giovannina) non sono così belle come la madre. Sarina, poi, così magra, magra e giallinusa è brutta assai. E poi firria sempre pedi pedi e quando non firria, legge e legge e chiui legge più diventa una capa matta e disubbidienti. E più è disubbidienti e chiui su frati Turi principia a fanfariari sulle porte dell’inferno che si aprono, giusto, giusto pi idda, che è così ria.

Così, schigghiava Saru Spina mentre puliziava la tomba della moglie.

Sarina rideva, sapeva che infernu e dijavuluni non esistevano, perché neppure Dio esisteva come già gli aveva spiegato suo padre Mariano: “non è dio che crea l’uomo, ma l’uomo che crea l’idea dell’esistenza di dio”. Sull’inesistenza di Dio, peraltro, Mariano era possessore di prove certe e inconfutabili da quando aveva visto morire il padre suo con l'osso del collo rotto mentre, infervorato dall’Io credo che andava recitando, non s'addunò di un ramo spezzato cadendo miseramente dall'albero. Per grazia ricevuta. E miseria assicurata. Amen.

Povero Mariano Previtera, lui così mangiapreti non si capacitava di come l’unico figlio maschio gli fosse sortito così chiesastro e straviato dalla linea del comitato centrale. 
Ma Turi - grazie ai liberators ai quali si era unito, con l’entusiasmo dei suoi vent’anni, per sminare la spiaggia di Qurtil Masqalah - aveva trovato la fede e, soprattutto, una missione: fondare la prima chiesa cristiana evangelica della Sicilia jonico orientale e da lì convertire tutti gli infedeli.

- Misdea, misdea, ‘na famigghia di pazzi - santiava Saro Spina, mentre il nipote, Bibbia, alla mano ammoniva “Tutti pellegrini di passaggio semu, apri il tuo cuore alla parola du Signuruzzu, prega cu mia”.

-   Misdea, misdea, ‘na famigghia di pazzi - santiava Saro Spina, mentre la nipote la testa dentro
un libro, non taliava, non ascoltava, leggeva e leggeva.




domenica 9 dicembre 2018

Fuori linea # 1 - Spina




Fuori Linea #1 


«Sai cos`è la nostra vita? La tua e la mia?
Un sogno fatto in Sicilia.
Forse stiamo ancora lì e stiamo sognando»
(L. Sciascia - Candido)


Spina



Santina era bella. La più bella tra le sorelle Spina: Sarina, Santina, Giovannina e Ciccina, che non era ancora nata ma aveva già capelli rossi e faccia lentigginusa.

Santina testa alta, occhi fieri, capelli corrotulati sopra la nuca e fermati da minuscole forcine, attravirsava svelta la strada. Mariano la taliava passare e sospirava per quella carusitta tosta e avrebbe voluto togliere quelle forcine a una a una e poi sciogliere la matassa di quei ricci neri come la pece, per perderci dentro quelle mani da zappaterra che aveva.

Mariano era un senza Dio, comunista, povero (peccato massimo), disertore della Grande Guerra e neppure la febbre spagnola l’aveva voluto, tanto era malarazza. Così sibilava invelenito Saru Spina alle sue figlie, taliando Santina.
-          Sta pure a capo della lega degli agrumai della Sicilia jonico-orientale.

Ma Santina non rispondeva, non parlava, taliava. Taliava la furia gloriosa del suo garofano rosso, la mattina che Mariano, in un vidiri e svidiri, fischiò l’inizio di una sassaiola, balzò sul palco del comiziante fascista, gli sonò un carricu di lignate, l’appellò gran curnutu e si diede alla fuga.

La sortita anarcoide venne premiata con una robusta cura ricostituente di olio di ricino e nelle patrie galere le legnate furono generosamente restituite in manganellate a lui e, per superchiu, ai suoi fratelli: Nicoló scampò, Rosario il più piccolo ne morì, aveva 15 anni.

Tirarlo fuori di galera fu còmpito, come sempre, dell’avvocato Giuseppe Sapienza, detto Peppino: l’avvocato dei poveri, socialista e libertario, che - anni dopo - sarebbe stato tra gli organizzatori della rocambolesca fuga da Regina Coeli di due futuri Presidenti della Repubblica, in attesa di fucilazione.

Mariano, uscì spiritato, ma non arreso. Ma più spiritata di lui era Santina che gli ficcava gli occhi addosso e smaniava per un garofano, un garofano rosso.

Così andò la storia. Sarina, la primogenita delle sorelle Spina, d’ammucciuni, preparò la scala sotto la finestra della camera. Santina la discese. Mariano l’attendeva. Fuggirono nottetempo: lui aveva 26 anni, lei 10 di meno.
Allo scandalo della fuitina una sola riparazione era possibile: il matrimonio.
Saru Spina, giarno di raggia, dovette piegarsi alla forza dei fatti. Lui che non si era mai piegato, neppure ai rovesci delle onde, quando aveva fatto naufragio con tutto il suo carico e a forza di braccia dai marosi aveva portato in salvo solo la sua pellaccia e aveva principiato tutto d’accapo.

 










martedì 6 novembre 2018

Joy Swim at NYC







Joy Swim at NYC, ovvero la (quasi) veridica storia della mia New York (a nuoto)

Era troppo per crederla vera;
così complicata, immensa, insondabile.
E così bella, vista da lontano:
canyon d’ombra e di luce,
scoppi di sole sulle facciate in cristallo,
e il crepuscolo rosa
che incorona i grattacieli
come ombre senza sfondo
drappeggiate su potenti abissi.
(Jack Kerouac)






8 settembre 2018, ore 18 circa (di NYC): cielo scuro, piove e tira vento. Sul marciapiede di Manhattan vicino al Wards Island Bridge che collega l’Upper Manhattan con Warden Island, ci sono io: bagnata e infreddolita. Vorrei asciugarmi e cambiarmi, ma non posso il mio zaino è rimasto a Warden Island, al di là del ponte. Thomas sta correndo a prenderlo.
Nell’attesa, mi son tolta cuffia e occhialini ma il costume no, non posso toglierlo. Mi coprono con un paio di asciugamani, mi chiedono se sto bene.
- Yes, yes, I’m fine
Sorridono mi battono la mano sulla spalla, “Great job Sabrina”, e se ne vanno.
Dopo aver trascorso 8 ore 19 minuti e 34 secondi a nuotare attorno all’isola di Manhattan, rimango sola, sotto la pioggia, sul marciapiede: da un lato, scorre veloce l’East River, dall’altro, scorre lento il traffico di NYC dell’ora di punta nella settimana della fashion week.

Che ci faccio io qui?[1] (oltre aspettare fiduciosa che Thomas recuperi lo zaino con i miei vestiti).
Com’è che ci sono arrivata ad attendere i miei amici in costume sotto la pioggia tra la 101th e la 102th strada?

5 settembre 1915, viene ufficialmente registrato il primo periplo a nuoto di Manhattan. L’impresa è compiuta da Robert Dowling che la chiude in 13 ore e 45 minuti. Tra il 1916 e il 1926, invece, è la volta di tre donne: Ida Elionsky, Amelia Corson e Charlotte Schoemmell.  Complessivamente, tra il 5 settembre 1915 e l’11 ottobre 2018, 1039 nuotatori hanno completato il periplo di Manhattan[2]: tra questi si contano 11 italiani (10 uomini[3] e una donna).
La maratona oggi prende il nome di 20 Bridges (ex  MIMS - Manhattan Island Marathon Swim[4]) e si snoda lungo un percorso, antiorario, di 28,5 miglia (46 km), nelle acque che circondano l’isola Manhattan, ossia:
-          l’East River, che – malgrado il nome - non è un fiume ma un braccio di mare interno che bagna le sponde sud-orientali di Manhattan, dividendola da Brooklyn e Queens;
-          l’Harlem River, che fa parte dell’estuario dell’Hudson, collegando - all’altezza di Randall’s Island (circa alla 125th Street) - l’East River con l’Hudson via Spuyten Duyvil Creek;
-          l’Hudson River (chiamato dai Nativi Mahicantuck, ossia il “fiume che scorre in due direzioni”), che nasce come emissario di un lago dal nome romantico (Lake Tear of the Clouds) e defluisce nell’Oceano Atlantico, passando tra Manhattan e il New Jersey e sfociando nella baia di NYC dopo averne superato il porto. Si noti che l’Hudson, dall’altezza di Troy fino a New York, è più un estuario soggetto alle maree che un vero e proprio fiume e nelle sue acque si mescolano acqua dolce e acqua salata[5].
 
Ciò detto, occorre tener presente che lo scorrere delle acque dei tre fiumi è
strettamente interconnesso: difatti, quando nell'East River c'è alta marea 
che scorre da sud a nord, sul lato opposto l'Hudson sta andando
 esattamente nella stessa direzione, mentre l'Harlem se ne sta scorrendo
 in verso ostinato e contrario (e viceversa) [6]. 

1 novembre 2017, ore 18 (ora locale quaggiù in Italia, ore 12 a NYC): ho tutto pronto (da mesi) e sono piazzata davanti al computer. Alle 18,05 ho già finito e inviato. Ho avuto solo un momento di indecisione per la data: agosto o settembre? Invio. Non resta che attendere.

8 novembre 2017, ore 22 (sempre ora locale quaggiù in Italia): ho appena finito di tenere la prima lezione di diritto d’autore alla Scuola di Cinema di Milano. Per circa quattro ore ho spiegato, illustrato casi, risposto a domande. A fine lezione sono un po’ afona e un po’ rincitrullita e, soprattutto, spero di non aver annoiato i miei studenti. Accendo il cellulare. Il primo messaggio che leggo è quello di Peter: “Ciao Sabrina, complimenti per NY!”.
E io mi chiedo: “ma che ne sa Peter di NY?” A parte informare Paolo, il coach (“Coach che ne pensi della 20bridges?”, “Sabrina, certo che la puoi fare [7]), e Erich, il responsabile della mia squadra (Gonzaga Sport Club[8]), ero rimasta muta neanche fossi stata un cospiratore carbonaro pronto dar fuoco alle polveri contro il re borbone.
Cerco impaziente tra i messaggi di posta elettronica. Eccola, l’ho trovata: “Swimmers, We have been extremely busy reading through your application for the 2018 season of 20 Bridges. We received 123 sing ups in 10 hours for 60 spots. We are extremely excited to announce the lineup for the 20 bridges 2018, which can be found at this link (…). We made the selections based upon a variety of criteria: order received, marathon swimming resumes, international diversity, date preference, service to the open-water swimming community, and gender balance”.
Scorro la lista alla ricerca del mio nome: 30 giugno…sorpresa c’è un italiano, Luca Pozzi[9]; 14 luglio…nulla; 25 agosto…doppia sorpresa ci sono due miei amici italiani, Peter Mostacci (ora capisco il messaggio) e Giuseppe D’Alessandro; 8 settembre…eccomi, ci sono. Ho 11 mesi per prepararmi. Avviso il coach, ma prima ancora avviso Thomas.

15 agosto 2016, ore 15, Sicilia, casa della zia: Thomas al computer sta cercando qualcosa:
- “Lo sapevi che a NY oggi stanno nuotando attorno a Manhattan per la 20 Bridges, guarda da questo link si può seguire il percorso”.
Lo ignoro, tra poco più di un mese tenterò la traversata a nuoto Vulcano – Capo Milazzo, ho ben altro per la testa (permessi, barche, medico, cronometristi, assistente di salvataggio, condizioni meteo, etc. etc.)[10].
La zia, invece, finisce di preparare il caffè: doppio, scuro, forte, al cardiopalma come solo lei sa preparare. Si accende l’ennesima sigaretta, guarda il computer con Thomas, ci pensa sopra e, tra una boccata di fumo e l’altra, chiede: “Ma perché non la fai pure tu?”.



4 settembre 2018, ore 17 (di NYC) aeroporto JFK: in coda per il visto, assonnati, frastornati, accaldati. Fuori ci attende un caldo asfissiante e un taxista sorridente: destinazione East Village, obiettivo completare la maratona a nuoto dell’isola di Manhattan, nota come 20 Bridges.
Ma cos’è esattamente la 20 Bridges?
Dopo che NYC Swim aveva interrotto l’organizzare della circumnavigazione di Manhattan, vuoto e scompiglio si erano creati nella comunità delle acque libere: la maratona faceva parte della c.d. Triple Crown, ossia l’ambito riconoscimento che viene attribuito a quei nuotatori che hanno concluso con successo: la traversata della Manica (34 km tra l’Inghilterra e la Francia); la traversata dello stretto di Catalina (33km dall’Isola di Catalina a Los Angeles) e il periplo di Manhattan (46km). Per colmare il vuoto lasciato, NYOWS[11] decide di riprendere in mano l’organizzazione chiamandola 20 Bridges[12] e nel 2016 i primi 22 nuotatori, sotto l’egida della nuova organizzazione, completano il periplo con successo.
Ma la 20 Bridges, non è solo questo: alcuni la definiscono una “partita a scacchitra il 
nuotatore e tre fiumi mozzafiato, che si gioca mentre si circumnaviga un'isola
straordinaria;  altri un "tango" con le maree che, dandosi il cambio ogni 
6 ore, fanno danzare il nuotatore, nella sua circumnavigazione in senso antiorario.
Riuscire a completare la 20 Bridges, dunque, è principalmente questione di
centrare i tempi, trovandosi a nuotare, in base all'andamento delle maree, nel
posto giusto al momento giusto[13]. 
E così, ad esempio, nell’Hudson è possibile nuotare solo nel momento in cui inizia la 
bassa marea e le acque scorrono da nord a sud[14]. In questo contesto ambientale, 
fondamentale nell’individuare le date con il luogo e l’orario di partenza dei nuotatori, è
 il ruolo di Rondi Davies[15] dato che nessuno meglio di lei conosce, e sa calcolare, le
 maree cui è soggetta Manhattan. 

13 dicembre 2017, ore 9 (di Milano), Ospedale San Giuseppe, pronto soccorso: che ci faccio io qui? Sospiro, osservo lo sgocciolio lento della flebo, che sembra non finire mai, rispondo al telefono, mando e-mail, cerco di non pensare. Mi rilasciano che è sera, una sfilza di accertamenti da fare, vorrei andare a casa, ma prima passo in studio.

5 gennaio 2018, ore 21(di Milano), piscina Gonzaga: sotto lo sguardo del coach che - cronometro alla mano - segna tutti i passaggi, finisco (malamente) il primo allenamento lungo della stagione (9km). A casa mi sale la febbre. Non ci penso, parola d’ordine: Tachipirina & Ottimismo. Lunedì sono di nuovo in studio, parola d’ordine: Nuota et Labora.


5 settembre 2018, ore 20 (di NYC): nella casa che abbiamo affittato, la “gang” di amici che mi accompagna in quest’avventura, è finalmente al completo. Sono presenti: mia figlia (Sara), Thomas (che con la sua esperienza sarà il mio head-crew[16]), poi Laura con i suoi due figli (Mauro e Cecilia), infine Cristiana e Andrea. Insomma: Fab7 + 1. In seguito, ribattezzato da Thomas, “gruppo-guscio”.

8 gennaio 2018, Milano: good, good news! La squadra si fa carico di buona parte delle spese di iscrizione e di alloggio, e P7 Viaggi s.r.l. di Milano sponsorizza il volo. Ora non resta che convincere la gang a partire per NYC (…non è stato difficile tutti hanno aderito entusiasti).

30 giugno 2018, Trofeo di Nuoto Città di Pineto[17]: ennesima gara della stagione: 14km, mare difficile causa mal tempo che ha costretto gli organizzatori a un cambio di percorso in extremis. Per di più ho la testa distratta: oggi è la prima delle 4 date della 20 Bridges 2018 e tra i 15 nuotatori c’è un italiano: Luca Pozzi. Non lo conosco, ma con la sua biografia di nuotatore, scienziato e punk rocker[18], mi sta già simpatico e, ovviamente, tifo per lui. Risultato: con la 20 Bridges in testa dimentico di seguire la rotta, prendo il largo verso l’alto mare aperto e gli organizzatori devono mandare una barca a riacciuffarmi, prima che finisca chissà dove.
  


7 settembre 2018, NYC, ore 9: tutta la gang è sveglia, affaccendata e agitata per domani. Entrambe le caffettiere (quella italiana e quella americana) sono in continua ebollizione: la ricetta della zia viene applicata con successo anche al caffè americano, che invece della solita pallida risciacquatura, esce nero, bollente e fumante come una colata lavica. Mentre c’è chi prepara la frutta, chi strapazza le uova, chi esce a comprare i bomboloni alla crema, si discute appassionatamente su una decisione vitale: il menù della serata. Carico di carboidrati, sentenzio. Che tradotto, significa dosi pantragueliche di pasta. Andrea si offre come cuoco, Cristiana come aiuto cuoco. Di buona lena preparo la lista della spesa: sulla colonna di destra scrivo diligentemente la spesa per la cena che mi detta Andrea; sulla colonna di sinistra quella per la giornata di domani che mi detta Thomas.
Al supermercato, Thomas chiede: - Dov’è la lista?  La lista l’ho dimenticata a casa.  Andiamo a memoria, riempiamo il carrello. Thomas chiede: Dov’è il carrello? Il carrello l’ho abbandonato da qualche parte. Ripercorriamo il supermercato alla ricerca del carrello perduto, Thomas sospira:
- Ok, hai un bonus scemate fino a domani.

25 agosto 2018, Sicilia: reduce dalle gare di Milazzo disputate nel fine settimana[19], tensione e stanchezza si fanno sentire. Mentre sale la febbre, che la zia prontamente stronca con la sua cura speciale a base di caffè nero & tachipirina, seguo on-line la 20 Bridges che si tiene oggi: tra i 15 nuotatori ci sono Giuseppe e Peter, fortissimi nuotatori palermitani[20].

27 agosto 2018, Milano: abbattuta la febbre, affronto l’ultima settimana di lavoro prima della partenza, chiudo gli allenamenti e inizio a compulsare con apprensione le previsioni meteo su NYC (che sono in peggioramento). Nel frattempo, all’orizzonte si sono profilate due novità. La prima, è una telefonata di Riccardo Barlaam, corrispondente dagli Stati Uniti per il Sole24Ore e, soprattutto, appassionato di sport di endurance[21], il quale vorrebbe seguire la 20 Bridges sulla barca d’appoggio. La seconda, invece, è una e-mail d’informazione degli organizzatori su una difficoltà logistica che porterà ad una variazione al programma: il ponte ferroviario girevole Spuyten Duyvil (situato a nord di Manhattan, dove l’Harlem River incontra l’Hudson River), è chiuso per manutenzione. Ciò significa che solo le canoe ed i nuotatori potranno passare sotto il ponte, ma non le barche. Ciò comporta che mentre i primi partiranno, come già stabilito alle 9.30 a.m. da Mill Rock nell'East River, le barche d’appoggio, con la crew e il giudice volontario aspetteranno i nuotatori all’ingresso dell’Hudson (ossia a circa due/tre ore dalla partenza).

8 settembre 2018, ore 6: metà della gang (Thomas, Cristiana, Andrea e io) è sveglia e indaffarata: colazione, zaini in spalla, saluti ai senzatetto che stazionano davanti casa, e con i quali siamo in cordiali rapporti, e via verso la fermata del metrò. La fermata però la sbagliamo. A passo di marcia tiriamo via dritti. Torniamo indietro, andiamo avanti, consultiamo la mappa, zigzaghiamo, ci siamo persi. Entro in modalità ronzino, non dico nulla, testa bassa, vado dove mi porta la gang.

8 settembre 2018, ore 7: finalmente siamo sul metrò, direzione Upper Manhattan – East Side. Appoggio la testa sulla spalla di Thomas e mi addormento.


8 settembre 2018, ore 8: cielo coperto, vento e un caldo umido che si attacca ai vestiti.
A Warden Island, finalmente incontro il kayaker che mi è stato sorteggiato: John Hughes. John (di professione Senior Vice President presso Morgan Stanley) ha grande esperienza sia come nuotatore di acque libere, sia come canoista che accompagna i nuotatori. Breve spiegazione del feeding plan (ogni 30 minuti, secondo lo schema messo a punto insieme a Thomas il giorno prima) e poi ci accordiamo sui segni per comunicare tra di noi quando saremo in acqua.

















Briefing generale degli organizzatori ai nuotatori (16 in tutto tra i quali 5 donne)[22] e ai loro kayakers, foto di rito, ultimi preparativi (semplici e veloci dato che si tratta d’indossare solo il costume d’allenamento, cuffia e occhialini, essendo banditi - e disdegnati - sia costumi da gara che, soprattutto, le mute[23]).  Via si è fatta già l’ora della partenza.






8 settembre 2018, ore 9,20: divisi a piccoli gruppi con partenze scaglionate, una barca ci porta un po’ più sopra a Mills Rock mentre le rispettive canoe aspettano all’altezza di Warden Island.
Alle 9.30 viene dato il segnale di partenza. Mi tuffo, inizio a nuotare e le prime bracciate le sbaglio: sbaglio la presa dell’acqua, sbaglio a respirare, bevo (eh sì, ho bevuto l’acqua dell’East River, ma anche quella dell’Hudson e quella, ben peggiore, dell’Harlem River e sono sopravvissuta senza danni … pare).
Nel frattempo, John mi si è affiancato, con lui vicino l’agitazione si placa, trovo il ritmo giusto e dopo un po’ entriamo in sintonia.
C’è un po’ di controvento, ma la corrente che spinge a favore fa scivolare via leggeri sull’acqua (che è calda, circa 26 gradi). In pochi minuti raggiungiamo il primo ponte: è il Wards Island Bridge[24] e il passaggio viene salutato da John con alti “swim-sabri-swim” di incoraggiamento.


8 settembre 2018, ore 9,38, inizia la prima alta marea nell’Harlem River[25], il quale più che un fiume sembra un tubo in cui viene strizzata dentro acqua a tutta velocità[26], il vento è aumentato, e soffia a strappi formando piccole onde increspate di bianco. L’acqua si è fatta spessa e oleosa e cerco di fare attenzione per non bere, mentre le onde mi schiaffeggiano ogni volta che provo ad alzare la testa.


8 settembre 2018, ore 11,30, sull’Hudson a La Marina Cove, le barche sono pronte e attendono i nuotatori un po’ più avanti del Washington Bridge, all’altezza del Riverside Park, una lingua di polmone verde tra skyscrapers & highway[27] (d'altronde New York è una città in piedi[28]). Sulla mia barca ci sono, oltre a Thomas e Riccardo, il proprietario Dave Lobycz, ferroviere appassionato di pesca d’altura e fan di Trump, e Liz Morrish, docente presso l’Università Newcastle (UK), con funzione di observer, che segue la mia nuotata, cronometra i passaggi e controlla che tutto si svolga secondo le regole stabilite dalla Marathon Swimming Federation, note come “The Rules of Marathon Swimming[29].

8 settembre 2018, (con qualche approssimazione) ore 11,30, mi sto avvicinando al quindicesimo ponte: lo Spuyten Duyvil Bridge. Alzo la testa e lo vedo incombere col suo profilo scuro, basso, massiccio. Sotto, l’acqua Spuyten Duyvil Creek, ossia dell’estuario che connette l’Hudson con l’Harlem, ribolle scura.
Subito dopo John mi fa notare che stiamo passando sotto la Columbia University segnalata dalla gigantesca C azzurra dipinta sulla roccia (nota appunto come “The C Rock”) e mi avvisa: We’re entering the Hudson, ready to fly





8 settembre 2018, ore 12,15 (più o meno) entro nell’Hudson e inizio a volare. Ma a volare proprio: sul lato destro, mi coglie di sorpresa un’onda lunga e alta, che mi solleva all’improvviso e mi porta su, su, su. Sotto vedo John che si destreggia per non far capovolgere la canoa. Neanche il tempo di capire e vengo spinta giù, mentre John sulla canoa viene sospinto in alto. Poi, è di nuovo la mia volta a trovarmi lassù in alto di quest’altalena d’acqua. Alzo la testa per dare un’occhiata intorno e la curva dell’Hudson mi sembra immensa.


- Òcio la curva! - Grida la veneta che alberga in me e mi sovvengono gli ammonimenti della 20 Bridges Study Guide: “The Hudson changes everyday. I have seen it flat as a pancake with no current and also choppier than the English Channel with big winds blowing from the south right into your face. So, you will not know what the Hudson will look like and act like until you get there”.
Nel frattempo, si è affiancata la nostra barca, sento che mi chiamano e mi incoraggiano. Mi rianimo, il tempo per un rifornimento veloce e poi sento la corrente fortissima dell’Hudson che mi spinge via, in un attimo sono sotto il Washington Bridge, mi giro sul dorso per guardarlo dal basso. Poi riparto a tutta forza, cercando di sfruttare al massimo la spinta favorevole. L’orizzonte costellato di grattacieli mi batte sugli occhi un attimo e fluisce via.
Ogni tanto alzo la testa, per capire dove mi trovo: in lontananza, si profilano i grattacieli della Lower Manhattan, sembrano a una distanza schiacciante, ma bracciata dopo bracciata si fanno sempre più grandi e sempre più vicini. Ho l’impressione di nuotare con un’accelerazione incredibile, più lesta che mai, via, via, e via, come andrebbe una palla di fucile[30]. Del resto, si dice che a New York si ha l’impressione che le cose avvengano più velocemente che altrove[31].




8 settembre 2018, ore 15,30 (circa), il porto di New York[32], pare venirmi incontro a passo di tango, e come ogni passo di tango che si rispetti è dannatamente complicato: John cerca la via zigzagando, tra traghetti in entrata, traghetti in uscita, pesci morti.
E’ un continuo stop-and-go, stop-and-go, mentre sopra la mia testa elicotteri si alzano in volo e atterrano, sull’eliporto della Lower.
- Sabrina, stop wait the ferry. – Grida John. Mi fermo, aspetto che passi il traghetto, i passeggeri salutano, io ne approfitto per pulire gli occhialini e guardare la Statua della Libertà – Go Sabrina go. – Riparto – Stop. – Mi fermo – Ok, go.  – Riparto. – No, stop. – Ok stop. – Go, Sabrina, swim. – Riprendo a nuotare in un trambusto di navi, elicotteri, pioggia, vento, onde che si alzano e si abbassano irregolari (e noi con loro). Questo non è più un tango, ma il set di Apocalypse Now, con lei, Miss Liberty - grigia di vento e pioggia - sullo sfondo che tiene ben alta la fiaccola.





8 settembre 2018, ore 16,30 (approssimativamente), il prossimo obiettivo è il diciassettesimo ponte: il ponte di Brooklyn. Dalla mia prospettiva, New York sotto la pioggia battente, sembra un grande animale luccicante e agitato e l’East River è un’enorme lavatrice che gira e rigira inquieta le sue acque e tutto quello che ci sta dentro. Del resto, se nel loro destino “tutti dovrebbero avere un Lower East Side nella loro vita[33], vuol dire che questa è la Lower che mi spetta.
Il passaggio sotto il ponte di Brooklyn, lo saluto nuotando sul dorso. Subito dopo è la volta del Manhattan Bridge, ma questa volta niente dorso, l’East River si è fatto selvaggio, le condizioni meteo sono peggiorate. Siamo entrati nella Hell Gate Area[34] e situazione si fa impegnativa anche per chi sta sulla barca. Io mi sento strattonare da ogni dove, un attimo di distrazione e John ed io siamo lontani. Mi riavvicino al kayak: vedo John impegnato a non ribaltarsi; vedo vento e pioggia che lo sferzano; sulla coda del kayak, vedo la bandiera italiana che sventola rabbiosa. Mi piomba addosso la stanchezza: le spalle si fanno pesanti, presagisco l’arrivare dei crampi, rallento il ritmo e penso:
 Basta.
Vorrei una tregua, un armistizio, un trattato di pace con le onde. John se ne accorge e a gran voce, che presto il vento disperde, grida:
- Come on Sabrina, only eighty blocks left.
- Come ottanta? – penso - Ottanta blocks sono tantissimi! Nooo, no avrà detto eight. Otto. Sì, ha detto eight. Eight blocks left.
Continuo a nuotare e nel frattempo mastico e rimastico quell’informazione: Otto, otto…Eeh no, eight non è eighty. Forse ho sentito male. Avrà detto eighteen. Sì, sì è così ha detto eighteen. Eighteen blocks left.
Avanzo a fatica e intanto ci ripenso: Ma no, no ha detto proprio eighty. Eighty blocks left.
Eighty blocks … left !!!…con l’East River in queste condizioni mi sembrano una distanza irraggiungibile. L’unica cosa sensata da fare è seguire gli ultimi suggerimenti del coach, prima della partenza per NYC:
- Comincia a nuotare e continua fino alla fine, poi fermati[35]. Tra l’inizio e la fine stai concentrata, cura la bracciata, allungati, fai attenzione alla presa, allungati e, soprattutto, zitta e nuota[36].

 - Eighty blokcs!  - Penso - Zitta e nuota fino alla fineSì ma ottanta blocks! - Mi ripeto. Zitta e nuota. Così per non pensarci inizio a contare: 1- 2- 3- 4 e ricomincio 1- 2 – 3 – 4 e ricomincio e poi ricomincio un’altra volta.
Ecco ho ritrovato il ritmo, nel frattempo il vento ha smesso di soffiare e, dagli occhialini ormai appannati, New York, con lo sparluccichio dei suoi grattacieli, mi pare davvero che abbia tutta l’iridescenza dell’inizio del mondo[37].
Finalmente ho superato anche il ventesimo ponte, il Queensboro Bridge, e quasi non me ne sono accorta … peccato perché, stando a quanto ha scritto Scott Fitzgerald, sembra che, vista dal Queensboro Bridge, New York appaia nella sua prima, selvaggia promessa di tutto il mistero e di tutta la bellezza del mondo”, ma chissà forse intendeva una vista da sopra, e non da sotto, il ponte[38].


Intanto conto e riconto e mi perdo in mille pensieri e non mi accorgo che John ha rallentato e, per la prima volta non è più al mio fianco, ma si è posizionato dietro Sento che grida qualcosa, mi fermo, ha alzato il remo e indica alla mia destra:
- Sabrina, look Mill Rock!
Eccola davanti a me Mill Rock: dopo 9 ore 19 minuti e 34 secondi dalla partenza, sono di nuovo lì davanti.
Il periplo è completato. E’ ricominciata la pioggia. Io vorrei solo dei vestiti asciutti. Thomas sta correndo a prenderli.




Epilogo: mentre Thomas correva da Manhattan a Warden Islans a prendere zaino e vestiti, i miei amici, Harry e Laura, che mi attendevano a Warden Island correvano in direzione contraria per cercare almeno di offrimi il riparo di un ombrello.




Post scriptum:
9 settembre 2018, e-mail degli organizzatori della 20 Bridges: “The closed Spuyten Duyvil Railroad Bridge meant swimmers were quietly alone with their kayakers in the Harlem. The Hudson had fast currents and strong tail winds caused swimmers to fly to the Battery. Wind and ferry traffic created large chop in the East River. Cool temps and added logistical challenges made for a true adventure on this one. Congratulations swimmers and a big thank you to all the support teams: kayakers, crew, observers, boaters, and volunteers”.

10 settembre 2018, e-mail di John Hughes: “Hi Sabrina, I’m happy that I never capsized the boat. There were a few times when the waves broke right over the kayak. Like coming into the Hudson from the Harlem and also down at the bottom of the Hudson at the southern tip of Manhattan”



Sin ringrazia la rivista Quotidiano Giuridico per l'ospitalità:



[1] Che ci faccio io qui? (What Am I Doing Here, 1988), è il felice titolo del libro con cui Bruce Chatwin, raccolse i racconti di viaggi della sua vita, poco prima di morire. In Italia il libro è edito da Adelphi, nella traduzione di Dario Mazzone.
[2] A questo link tutti i dati: https://www.nyopenwater.org/20-bridgesmanhattan-island-swim-solo-swim-results/
[3] Il primo nuotatore italiano è Mauro Cozzoli che ha completato il periplo di Manhattan il 10.08.1991, in 08:19:19. Seguono: 16.06.2007 Paolo Chiarino (10:32:39); 05.07.2008, Mauro Giaconia (08:02:42); 18.06.2011 Salvatore Tullio (08:21:18); 23.06.2012 Thomas W. Kofler (09.33:47); 28.06.2014 Salvatore Cimmino (09:34:46); 12.07.2014 Marco Sodi (09:45:34); 30.06.2018 Luca Pozzi (08:21:57); 25.08.2018 Giuseppe D’Alessandro (09:14:43) e Peter Mostacci (09:43:21) e infine io…
[4] La Manhattan Island Marathon Swim (MIMS) è stata fondata nel 1982 dalla Manhattan Island Swimming Association, che ha tenuto dieci gare annuali fino al 1991. Dal 1992 al 2015, MIMS è stata organizzata da NYC Swim. Mentre a partire dal 2016, ha preso il nome di 20 Bridges, e viene organizzata da New York Open Water  Swim (NYOWS).
[5] Per chi volesse saperne di più sull’Hudson si rinvia al seguente link: https://www.dec.ny.gov/lands/4923.html
[6] Cito dalla “20 Study Guide” di Louise Hyder-Darlington, che mi ha gentilmente inviato Luca Pozzi: “The East and Hudson Rivers mimic each other - meaning, when the East River is in Flood tide flowing from south (from the ocean traveling north) to north, the Hudson River (on the opposite side of the island of Manhattan) is doing the exact same thing - it is also in flood. Stage and also moving from south to north. BUT - and this is the big BUT - the Harlem River is doing the opposite. The Harlem River follows the flow of the Hudson River but in reverse”.
[7] Paolo Felotti, ha iniziato come nuotatore con numerose convocazioni in Nazionale negli anni ’80 ed è stato campione mondiale ed europeo Master nel dorso e nella staffetta mista (dove è stato anche primatista mondiale ed europeo). Attualmente è il coach del Gonzaga Sport Club di Milano, e non ha mai dubbi né tentennamenti ogni volta che vado a chiedergli: “Coach… e se provassi a fare questa traversata?...”.
[8] Erich Persico è un nuotatore con grande esperienza in piscina e in acque libere, nonché responsabile del Gonzaga Sport Club di Milano: https://www.gonzagasportclub.it/ ; https://misternessunoblog.wordpress.com/2016/09/30/gonzaga-sport-club-unidea-nuova-di-proporre-nuoto/
[9] L’interessante descrizione di Luca della sua esperienza alla 20 Bridges (nonché ad altre sue bellissime traversate), si può leggere nel suo blog al seguente link http://mrpozzi.github.io/2018/10/04/river-lake-ocean/?fbclid=IwAR1r6w64klYKus-9SMFMz1fW2V9cRLOic3bSh1I8fq5T1xLHRWow6TnTo3Y
[10] A questi link può leggersi il mio resoconto della traversata Vulcano, Punta Bandiera – Capo Milazzo tenutasi il 26.09.2010: https://swimlosophy.blogspot.com/2018/01/  ; http://www.baiadigrotta.it/giacomin_peron.html
[11] NYOW è stata fondata nel 2016 da David Barra e Rondi Davies (entrambi nuotatori di acque libere), nonché Alex Arevalo (canoista). Per chi fosse interessato, al seguente link si possono reperire maggiori informazioni https://www.nyopenwater.org/history/ .
[12] Partendo, come ho fatto io, da Mills Rock i ponti che i nuotatori si trovano a passare (sotto), sono in ordine di passaggio:
nell’Harlem River
1.       Wards Island Bridge (anno costruzione 1951/ lunghezza 285.6 mt)
2.       Triborough Bridge (anno costruzione 1936 / lunghezza 230 mt)
3.       Willis Avenue Bridge (anno costruzione 1901/ lunghezza 979 mt)
4.       Third Avenue Bridge (anno costruzione 1898/ lunghezza 853.44 mt)
5.       Park Avenue Bridge (anno costruzione 1954/ lunghezza 100 mt)
6.       Madison Avenue Bridge (anno costruzione 1910 / lunghezza 577 mt) 
7.       145th Street Bridge (anno costruzione 1905 / lunghezza 489 mt)
8.        Macombs Dam Bridge (anno costruzione 1895 / lunghezza 774 mt)
9.       High Bridge (anno costruzione 1848 / lunghezza 600 mt)
10.   Alexander Hamilton Bridge (anno costruzione 1963 / lunghezza 724 mt)
11.   Washington Bridge (anno costruzione 1888 / lunghezza 723.9 mt)
12.   University Heights Bridge (anno costruzione 1908 / lunghezza 82 mt)
13.   Broadway Bridge (anno costruzione 1962 / lunghezza 170.08 mt)
14.   Henry Hudson Bridge (anno costruzione 1936 / lunghezza 673 mt)
15.   Spuyten Duyvil Bridge (anno costruzione 1899 / lunghezza 186 mt)
nell’Hudson River
16.   George Washington Bridge (anno costruzione 1931 / lunghezza 1,450.85 mt)
nell’East River
17.   Brooklyn Bridge (anno costruzione 1883 / lunghezza 1,825 mt)
18.   Manhattan Bridge (anno costruzione 1909 / lunghezza 2,089 mt)
19.   Williamsburg Bridge (anno costruzione 1903 / lunghezza 2,227.48 mt)
20.   Ed Koch Queensboro Bridge (anno costruzione 1909 / lunghezza 1,135 mt)
[13] Il riferimento viene dal blog di Luca Pozzi: “Louise decribes the swim as a “chess match between the swimmer and three of the most amazing rivers”, and she surely hits the spot since it’s all about timing and making it to the right place by the right time. Her advice on strategy can be summarized by these 3 rules: #1 Be relaxed, keep your head down (you do not need to sight ever thanks to the kayaker) and just concentrate on swimming well. #2 Feed and hydrate well: specially on hot days you’ll be losing a lot of water. #3 Pace: this swim is a Tango with the tides. These were the mantras that got me through the swim” (http://mrpozzi.github.io/2018/10/04/river-lake-ocean/?fbclid=IwAR2LPDVMhyYdPgw3qpILLfvynwrzeQMrEMWGwQGhoF40ejMmvRb7Y-EiLho).
[14] Cito sempre da 20 Bridges Study Guide: “tides turn every 6 hours and you cannot beat the Hudson River once it turns to flood tide. You will hit the Hudson River when it begins Ebb tide and is running from the North to the South”.
[15] Rondi Davies nel suo profilo twitter sinteticamente si definisce come “Earth Scientist, Teacher, Mentor, Open Water Swimmer, Tidal Current Geek, co-founder of NYOW, Mum”. Io sintetizzerei in una sola parola: “Bravissima!
[16] Thomas W. Kofler, al momento, è l’unico nuotatore italiano ad aver completato con successo la traversata della Manica, quella dello stretto di Catalina (CA – USA) e il periplo di Manhattan e, quindi, ad aver ottenuto l’ambito riconoscimento noto come “Triple Crown”.
[17] Dal 2008 a Città di Pineto (PE) si tiene un bellissimo trofeo di nuoto nato da un’idea di Cristina De Tullio. Al seguente link maggiori informazioni: http://www.spatangus.it/pineto.html
[18] Luca è originario di Torino, ma vive e lavora a San Francisco, a questo link la sua biografia: https://www.nyopenwater.org/20-bridges-swim/2018-20-bridges-swimmer-biographies/201820b1/
[19] Nel fine settimana del 18-19 agosto, a Milazzo si sono disputate le seguenti gare FIN: periplo di Capo Milazzo, 16km; la traversata dello Scarabeo, 6.4km e il Miglio di Milazzo.
[21] Riccardo ha anche scritto e diretto il docu-film, I pesci combattenti, che racconta la storia di 7 nuotatori paralimpici milanesi e della loro preparazione in vista dei Giochi Paralimpici di Rio de Janeiro.
A questo link si può leggere la biografia di Riccardo https://argomenti.ilsole24ore.com/riccardo-barlaam.html; mentre il trailer del film si può vedere qui: https://www.youtube.com/watch?v=avE_ISY8344
[22] Di seguito i nomi e le nazionalità dei nuotatori: Quing Li (USA); Eyal Schachner (ISR); Michael Teys (AUS); Kate Steels-Fryatt (GBR); Lauren Byron (USA); Gonzalo Nadal (MEX); Craig Dunbar (USA); Matt Gurry (USA); Mark Johansen (GBR); Ken Mignosa (USA); Erin O’Leary (USA); Christopher Willis (GBR); Trevor Colman (GBR); Sabrina Peron (ITA); Lynn Kubasek (USA); Lyn Goldsmith (USA).
[23] La parola d’ordine per chi affronta queste traversate è “only wimps wear wetsuits”.
[24] Noto anche come 103rd Street Footbridge, è un ponte pedonale sull’Harlem River che collega Manhattan con Wards Island.
[25] Il coefficiente di marea segnalato è molto alto, circa 100ft.
[26] Cito sempre dalla 20 Bridges Study Guide: “The Harlem is a very narrow waterway. It is like water being squeezed through a tube”.
[27] Cit. Riccardo Barlaam, L’avvocato-pesce a Manhattan, Il Sole24Ore, 16 settembre 2018.
[28] Citazione di Louis-Ferdinand Céline, scovata nel libro di Corrado Augias, I segreti di New York, Mondadori, 2001, preso dalla valigia di Laura:
- Laura mi presti uno dei tuoi libri?
- Giù le mani dai miei libri!
- Ok, prendo questo di Augias.
- Tu non sei una che ascolta, vero?
[29] Cit. Riccardo Barlaam. Le regole della Marathon Swimming Federation invece si possono trovare qui: http://marathonswimmers.org/rules/8_swim-rules/
[30] C. Collodi, Le avventure di Pinocchio: “E Pinocchio a nuotare, più lesto che mai, e via, via, e via, come andrebbe una palla di fucile”.
[31] Citazione di Lawrence Block, dal già citato libro di Augias.
[32] Dalla Treccani.it: “Le proporzioni del porto sono gigantesche: la fronte d’acqua lungo la costa e i moli, misura una lunghezza di ben 1600 km; la superficie è di 3900kmq; il numero dei moli, delle banchine, dei bacini supera le 1800 unità, di cui circa un migliaio lungo il fiume Hudson, tanto sulla sponda di Manhattan, quanto su quella dello stato del New Jersey e lungo l’East River e i suoi tributari (lato di Manhattan e sponda di Long Island). Servono il porto oltre 150 linee regolari di navigazione, di cui 12 per il traffico interno e 28 per quello di cabotaggio, oltre a numerose linee per il traffico portuale e quello di Barge Canal” (http://www.treccani.it/enciclopedia/new-york_%28Enciclopedia-Italiana%29/).

[33] Traduzione libera della frase di Irving Berlin “Everybody ought to have a lower East Side in their life”.

[34] La migliore descrizione, per un nuotatore, della Hell Gate Area si può trovare nella 20 Bridges Study Guide: “when the Hudson flows to the north, the Harlem flows to the south. This is what causes the counter currents in the Hell Gate area. You have the East River (again, which flows at the same time as the Hudson) so the Hudson and East River will flow to the north moving very fast, while the Harlem is being pushed in a southerly direction by the action of the Hudson River. Thus you have the fast northward moving East River hitting head first against the fast southward moving Harlem River - this happens at Hell Gate. The Hell Gate area is easy to find on a map of the island of Manhattan - on the map - look at the eastern side of the island. You will see the Brooklyn Bridge, Manhattan Bridge and then the Williamsburg Bridge. Then there is a long section leading up past the UN building in toward an opening with a small little island in the middle of the water – Mill Rock. Mill Rock sits in the middle of the Hell Gate Area. You will know you are past Hell Gate when you finally pass under the Footbridge at the entrance to the Harlem River”.
[35] Va bene, lo ammetto, queste non sono le esatte parole del coach (anche se ne riprendono esattamente il senso), ma sono le esatte parole di L. Carrol, Alice nel paese delle meraviglie (cap. XII): “Il Coniglio bianco si mise gli occhiali e domandò: — Maestà, di grazia, di dove debbo incominciare ? — Comincia dal principio, — disse il Re solennemente... — e continua fino alla fine, poi fermati.
[36]Zitta e nuota”, sono invece le esatte parole del coach, che cita Dori nel film Disney Alla ricerca di Nemo.
[37] F. Scott Fitzgerald, dal solito libro di Augias.
[38] F. Scott Fitzgerald, fonte: idem come sopra.