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martedì 20 dicembre 2022

Fuori Linea #13 - Attendo [sul fondo]


L’anima trema sull’enigma eterno;

fratello, soffro la tua stessa pena:

attendo un’Alba e non so dirti quale

 (Guido Gozzano – Domani)


 Attendo     

               [sul fondo]

Responsi

Verdetti

Vaticini

[Attendo]

Le Benevole

La Grazia

Il Perdono

[Attendo]

Che termini la notte

[con]

Il tuo arrivo

[Attendo]

Un’Alba e non so dirti quale


 

 

domenica 11 settembre 2022

E in un mare (del Nord) a lieto fine tu non credere mai

 

 





La decima ora è andata lasciando una scia di sangue nel mare, ma ancora non lo sappiamo. 

Sono da poco passate le 23:07 del 6 settembre 2022. Le luci della costa irlandese sono oramai vicine e si vedono bene. David ha appena iniziato il suo terzo turno della staffetta che, partendo dalla Scozia dovrebbe approdare in Irlanda. Controllo la risalita di Gemma sull’Anantya pronta a passarle il DryRobe. Barry, il nostro Observer, e Francis, il nostro compagno di staffetta, la stanno aiutando, ma lei si ferma a cavalcioni sullo zodiac e ci mostra la gamba: ha un taglio lungo e profondo fino all’osso e il sangue zampilla ovunque.

La traversata è iniziata alle 13:07 dalla spiaggia di Salt Pans Bay (Scozia). Le condizioni del mare sono dure e difficili, ma non impossibili. La temperatura dell’acqua, appena sotto i 16 gradi, è accettabile.

Abbiamo lasciato Bangor Marine (North Ireland) alle 11:30, dopo quattro giorni d'attesa del momento propizio, contro condizioni meteo in continuo deterioramento. 

L’idea di nuotare in staffetta il North Channel, venne a David. Me ne parlò una sera di fine estate 2020 a Barcellona tra una chiacchiera e l’altra.

Senza alcun indugio ci salto dentro a piè pari e nel giro di un paio di settimane abbiamo la data: 3-8 settembre 2022, con Infinity Channel. Due anni di tempo per allenarci, prepararci e organizzarci.

Ed eccoci finalmente, dopo aver superato ogni sorta di ostacoli ed imprevisti: malattie, problemi di lavoro, defezioni, ricambi dei componenti del team, e finanche un’operazione d’urgenza di asportazione tumore, appena quattro settimane prima.

Ma siamo qui. Ogni giorno nuotiamo: doppio e anche triplo allenamento. Stringiamo amicizie con gruppi di nuotatori locali: le Menopausal Mermaids, i Chunky Dunkers, le Beau et le Bestie. Ognuno ci supporta, ci dà consigli, ci dona cuffie per nuotare e caldi berretti di lana per affrontare il freddo.

E noi siamo pronti. Una staffetta da quattro, formata da tre nuotatori di Barcellona (Francisco Santisteve, Gemma Romero Aznar, Josè David Garcia) ed una nuotatrice meneghina, io. Con Gemma che, last minute, ha sostituito Carles e si è fatta 3 ore di qualify swim a 15.5 gradi giusto 48 ore prima che si aprisse la nostra finestra temporale del 3-8 settembre.

Ma dal 2 settembre si è alzato un vento ostile e restiamo in attesa, compulsando il meteo, allenandoci, e cucinando pasta: alla carbonara, all’arrabbiata all’amatriciana e poi ancora alla carbonara.

Il primo evento inaspettato arriva la sera del 5 settembre. Ci chiamano dall'Infinity Channel: domattina alle 11:30 trovatevi a Bangor Marine, si tenterà la traversata partendo dalla Scozia alle ore 14.

Chiediamo di fare almeno un briefing prima di partire e così alle 8:30 del 6 settembre ci troviamo con i membri di Infinity Channel ed esprimiamo i nostri dubbi: il meteo prevede un mare molto difficile, ci aspettiamo circa 13/14 ore di traversata e con la partenza alle 14:00 significa nuotare di notte a lungo. Concordiamo così di anticipare cosi la partenza alle 13:00 per sfruttare la luce del giorno più a lungo possibile.

Ultime raccomandazioni: per farcela con queste condizioni ognuno dovrà sempre dare il 100% ad ogni turno. Inoltre, in caso di incontri ravvicinati con qualche poco raccomandabile Cyanea capillata[1] e Chrysaora hysoscella[2] (specie di meduse tipiche del North Channel) continuate a nuotare, anzi – se potete - aumentate il ritmo, se vi fermate vi si avviluppano in un abbraccio – come dire – poco appropriato.

Stabiliamo un linguaggio dei segni per comunicare a chi è di turno in staffetta quando è passata la mezzora, quando mancano 5 minuti e quando ne mancano due alla fine del suo turno.

Alle 13:00 Francis si tuffa dall’Anantya e nuota verso la spiaggia di Salt Pans Bay, alle 13:07 l’Observer fischia il via e Francis da così inizio alla traversata del North Channel della Brigada Salata, il nome che abbiamo scelto per il nostro team.

L’ordine della staffetta stabilito è: Francis, Gemma, David e io.

Le regole dell’ILDSA sono le solite: si nuota un’ora a testa a rotazione fissa con cuffia, costume e occhialini. Ci si può spalmare di lanolina/vaselina. Non si possono avere contatti con gli altri nuotatori e, last but not least, se uno fallisce, falliscono tutti.

Alle 13:50 Gemma inizia a prepararsi alle 14:07 è in acqua, Francis ha finito bene il suo turno nuotando sorridente per circa 3.5km, schivando meduse e caracollando tra le onde.  

Alle 14:50 è il turno di David a prepararsi e alle 15:07 anche lui entra in acqua. Il cambio della staffetta procede bene, il ritmo è costante, il morale è alto, come il mare che scintilla di un azzurro opalescente, tendente al grigio. Il vento alza onde laterali ma che spingono verso l’Irlanda.

 Il mio primo turno inizia alle 16:07: la prima mezzora vola, non sento freddo e nuotare tra le onde mi rende felice. Memore delle raccomandazioni del briefing, do il 100% di quello che può riuscire a dare a nuoto un ronzinaccio come me.

Poi iniziano ad apparire.

Prima una, lontana in profondità. Poi altre. Indecifrabili, misteriose, con lunghi tentacoli fluttuanti, alcune in profondità altre a pelo d’acqua, vicine. Pericolosamente vicine.

Mi faccio attenta, muovo la testa a periscopio per intercettare dove sono. Enigmatiche, sembrano danzare leggere tra le onde. Ci nuoto in mezzo. Sono così tante che l’acqua, a tratti, brucia la pelle.

Una arriva veloce alla mia destra, faccio appena in tempo a vederla che si è già amorevolmente strusciata su tutto l’avanbraccio, tengo sollevato il braccio sinistro, mi inarco come un gatto giusto il tempo di vederla passare tra il collo e il petto e poi scomparire, senza altri strusciamenti.

 

Alle 17:07 il mio turno è finito, Francis è di nuovo in acqua io risalgo: sto bene, non ho freddo, il braccio brucia ma nulla di grave.

C’è un cambio di marea, questo complica il mare ancora di più e rallentiamo leggermente ma continuiamo ad avanzare bene. 

Quando è il secondo turno di David (19:07) avanzano anche grosse nuvolaglie scure che portano pioggia, ma scorrono via veloci, come il tempo, ecco tocca di nuovo a me.

Sono le 20:07 c’è ancora un po’ di luce, ma per sicurezza entro in acqua con una lucina sulla testa e una glow-stick sulla schiena. L’acqua è leggermente più fredda ma sto bene. Rapidamente diventa buio. Dell’Anantya vedo solo le glow-stick che hanno attaccato al bordo, sotto di me intravedo il fluttuare luminescente di qualche medusa. Ho sistemato male gli occhialini e l’occhio sinistro sta nuotando pure lui. Mi fermo svuoto l’occhialino ma si riempie subito. Rinuncio. Nuoterò cosi, l’importante è non perdere di vista la barca e sperare che andando alla cieca nel mare che assomiglia ad un campo minato di meduse la Dea bendata mi assista. E infatti mi assiste, fischiano la fine della mia ora senza neanche uno abbraccio meduseo.

Il terzo turno di Francis è iniziato male: l’hanno perso subito, tra le onde e il buio della notte. Per qualche minuto non sappiamo dove sia. Poi riappare. Tiriamo tutti un sospiro di sollievo.

Sulla barca questa volta ci impiego un po’ di più a recuperare, ma sto bene e ho l’impressione di aver nuotato bene e azzardo anche a pensare ad un finale ottimistico della nostra traversata.

Ma non sarà così, sta per accadere il secondo evento inaspettato, quello che segnerà il fallimento della Brigada Salata. E’ difatti iniziata la decima ora, con il turno di Gemma. Non lo sappiamo ancora ma sarà l’ultima.

Sento David gridare indicazioni a Gemma: izquierda, derecha, izquierda!!! Gemma appare disorientata, non riesce a vedere la barca, il mare è sempre più scuro ed agitato.

Alle 22:50 David inizia a prepararsi al suo terzo turno, io gli do il cambio fuori a gridare nella notte indicazioni: izquierda Gemma … derecha …. Gemma izquierda!!!

Alle 23:07 David è entrato in acqua, alle 23:10 l’Observer da l’ordine di interrompere la traversata: Gemma va portata in ospedale d’urgenza.

Grido: stop David stop, Gemma està herida.

L’interno dell’Anantya è pieno di sangue, stanno disinfettando e fasciando la gamba di Gemma. Cerchiamo di capire cos’è successo: salté en agua, una ola me empujó contra el barco, me sentí mal, pero pensé en un golpe, no un corte así que seguí nadando.

Un taglio contro l’elica dell’Anantya, un’ora a nuotare e a dissanguarsi.

Epilogo: rientrati d’urgenza a Bangor (North Ireland), Gemma viene portata in ospedale, fortunatamente non sono stati compromessi né tendini né muscoli e se la “cava” con una trentina di punti e un paio di mesi di sospensione di ogni pratica sportiva.

Infinity Channel ci offre un’altra finestra per il 2023…chissà…

***

If fail...try again!

Il 23 agosto 2023 la Brigada Salata (con l'entrata di un quinto nuotatore - Ramon Roldan) ha concluso in 11 ore e 19 minuti la traversata del North Channel. La distanza che la Brigada Salata ha coperto a causa delle correnti è stata di circa 37km (in linea retta sono circa 35km). Come ha detto il pilota al nostro ritorno a Bangor Marine: "It was a real Channel Adventure".

Infatti è accaduto di tutto: partenza alle 4 della mattina dal Robin Point di Donaghadee (North Ireland) con condizioni di mare perfette (freddo a parte: 15 gradi circa la temperatura del mare) che poi con il passare delle ore e il cambio della marea si è via via complicato sempre più.

Durante la traversata un nuotatore avuto l’avventura di nuotare con una coppia di delfini (Ramon) e un altro con un Sea Lion (Jose David).
Le temibili meduse Lion Mane, invece, ci hanno accompagnato per tutto il tragitto, ma senza danni.
Last but not least, siamo stati tra i pochissimi nuotatori che sono riusciti ad arrivare direttamente nella piccola spiaggia del centro di St. Patrick (Scozia).




Ringrazio tantissimo  Vincenzo Coluccia di DS Medica divisione  Dietosystem che ha creduto in noi sponsorizzando gran parte della traversata a favore di tutto il team.
Ringrazio anche Erich Persico e il Gonzaga Nuoto Club per aver avermi allenata in quest’anno per me così difficile e complicato, per aver sponsorizzato la mia parte della traversata e per averci fornito il DAE (che fortunatamente non abbiamo utilizzato 
)
Grazie infine infine a Nuoto Club Bassano - Piscine che mi ha allenata nell’ultima settimana prima della partenza, preparando l’acqua fredda nella piscina interna.
Grazie anche a tutti gli amici che a distanza ci hanno seguito e sostenuto con allegria.


Cronachette dal North Channel: Per una volta che il sior Peron non ha niente da ridire, nel bel mezzo della traversata mentre l'Atlantico si complicava sempre di più, Mon General (alias Cristina) viene colta da un bubbio amletico e nella chat chiede (seria): - ma fanno anche il ritorno?

...'gnà fo, Mon General, 'gnà fo!

 


 

domenica 17 luglio 2022

In Buen Camino!

 

 


 Prologo - Tra la perduta gente


- “Si appoggi bene con il petto contro la lastra e resti immobile”.

Milano - Interno notte - Policlinico- Reparto Radiologia.

Tossisco - Una tosse cattiva - Sibilante.

- “Non si muova. Ferma”.

Appoggio la testa contro la lastra - Penso – Non mi reggo in piedi.

- “Abbiamo finito. Può andare”.

Non mi muovo - Resto appoggiata alla lastra - Con la testa - Le gambe si piegano - Sto scivolando - Lentamente - Penso - Non ce la faccio - Penso - Se mi muovo cado.

- “Venga con me”.

Un infermiere mi prende gentilmente per il braccio - Mi stacco - Lo seguo docile - Il corridoio ha una lunghezza eterna - Nero - Penso - Adesso svengo - Invece cammino.

- “Attenda qui. Si sdrai su questa brandina. Resta in osservazione. Domani mattina, la visiteremo ancora”.

L’infermiere esce - Appoggia il referto sul letto - Apro - Leggo: Covid positivo. Polmonite bilaterale - Chiudo - Anche gli occhi.

Voci:

- “Non ricordo più nulla e ho anche il Covid. C’è un nesso?”

- “Sono due cose diverse adesso dorma. Domani mattina, la visiteremo”.

Escono - La luce del neon resta accesa.

Altre voci:

- “Ne è arrivato un altro. Dove lo mettiamo?”

- “Ho il covid, dunque. E ho perso la memoria. Secondo lei cos’e? – Chiede”.

La guardo - Vorrei parlare - Esce un sibilo. - Scuoto la testa - Richiudo gli occhi.

- “Non ho più memoria. Ho il covid. Mi aiuti”.

Piange - Alzo il braccio - Adesso mi alzo - Penso - Ma non mi muovo - Penso: mi alzo. Il braccio ricade. Non mi catamino.

- “Ho perso la memoria”.

Meglio - Penso - Contro il lividore della memoria - Meglio l’oblio - Sibilo - Non mi sente.

Grida:

- “Ho il covid. Non ho più memoria”.

Arriva l’infermiera - Arriva il medico - Concitati - Parlano - Osservo - Mi vedono - Tirano il paravento - Sussurri - Escono. Singhiozzi.

- “La memoria. Non ricordo più nulla. Cos’ho?”

Polmonite bilaterale - Penso - Ecco cos’è - Questo sibilo - Buio - Sprofondo.

 Policlinico - Pronto soccorso - Interno giorno.

- “La portiamo al reparto Covid. Venga”.

 - “E a me? Dove mi portate? Io, ho perso la memoria. E ho il Covid. Non lasciatemi”.

Saluto - Mesta - Con un cenno delle dita - Non alzo neanche più il braccio - Tra papavero e memoria. Quale scegliere?

 Policlinico - Reparto covid - Interno pomeriggio.

Bianco su bianco - Pareti bianche - Tute bianche - Passi felpati - Prelievi - Ossigeno - Cortisone - Eparina – Remdesivir.

Flipper - Pallina - Cadrò nella buca? Continuerò la corsa? E per quanto?

Dal buco non se ne esce.

Chi l’ha detto? - Il lampo di un ricordo - Un volto emaciato - Una volta amato - Troppo odiato - Dimenticare - Non cadere - Sull’orlo del nulla - Non cadere - Dal buco non se ne esce - Flipper - Dormo - Finalmente.

All’improvviso - Luci accese - Allarmi – Emergenza.

Voci concitate:

-  “Eccone un’altra”.

- “Il vaccino? Signora…Ha fatto il vaccino”.

- “No.” (un sussurro)

Silenzio

- “Prepariamo il casco”.

- “No, vi prego”.

- “Non c’e più tempo. È questione di attimi”.

- “Stia calma. Metta il casco”.                                                     

Il tempo dilazionato - È revocabile - In qualsiasi istante.

Questo è il reparto Covid - Una corsa contro il tempo - Per non cadere - Dentro l’ora senza gemelle.

Va’ la tua ora non ha sorelle[1] - L’ha scritto un poeta - Suicida - Salire - Ancora sulla giostra delle ore - Cerco - Ossigeno - Chiedo - Il gioco delle ore nuove - Per mettermi in cammino - Verso Santiago – Promessa.

 

In Buen Camino.


Dopo tante strade sbagliate - In Cammino - In Buen Cammino - Verso Santiago - Partenza da Tui - Via portoghese- Ultimo tratto.

Nessuno si mette in Cammino per caso - Ognuno si mette in Cammino per quel che è - Per quel che è divenuto - Per volizione, scelta, impegno - Per esterni venti e tempeste - Per infide bonacce - Per opportunità e accadimenti - Siamo fatti della materia di cui è fatto il tempo[2].

- « ¿Buen Cammino señora, de que pais eres? »

- “Colombia.”

- “Que viva Colombia! ¿Y está en camino sola?”

- “No. No estoy sola, estoy caminando con Dios. Tengo Dios en mi buen Camino”.

Mormora - Prega - E scrive - Scrive - Nel libro dei pellegrini della chiesa di Porriño - Una lettera a Dio.

Il Cammino non é trekking - Il Cammino é in sé stesso - E’ Cammino - Esiste e si risolve nell’atto stesso di mettersi in cammino e camminare - Camminare - Non errare - Il Cammino non é erranza - È meta.

In Cammino – Dunque.

Incredibile quante persone si incontrano.

Il nonno con il nipote - Cammina con tenacia - E due bastoni - Il nipote a fianco – Regola i suoi passi a quelli del nonno.

La giovane famiglia - Con bimba piccola - Sempre sorridente - Nel passeggino.

La mamma con le due figlie - Biondo crinute - Sotto una pioggia assuppaviddrani - Camminano - Con passo elastico

- “¡Buen Camino! Where you from?”

- “Oregon.”

- “And You?”

- “Milano!”.

El Triplete de Milano - Ci chiamano - Le tre sciure meneghine - Ci diciamo. E camminiamo.

 - “¡Buen Camino! Where you from?”

- “Zagreb!”

- “Zagreb! Dobro jutro!”

- “¿Vamos por un café?”

- “Da, da!! Italians loves buen cafè.”

 

In Cammino - Quindi - Ciascuno col suo personale zaino - Oberati di sé stessi - Affardellati - Di ferite - Fallimenti - Tensioni - Speranze.

 


Eppure - Lungo la via - I fiori - Vengono in dono[3] - E allora - Benedetti siano - Gli istanti - I millimetri - E le ombre - Delle piccole cose[4].

Buen Camino - Allora - ¡Buen Camino! - Sí - Anche alle paure - Che ci rovesciano addosso - Il loro lividore - Cadono - Insieme alla pioggia - Benefica - E al vento - Che ci porta.

¡Buen Camino! - Cercando - Il fanciullino - Il tinnulo squillo della sua voce[5] - E i cuori - Lindi e belli –

E poiché la vita intera non è altro che un tentativo ininterrotto di ritrovarci[6]. ¡Buen Camino! Allora - In direzione di sé stessi - E di Santiago.



Perchè:

- It is not what you expect from the Camino but what the Camino expects of you!

Ci spiega, nell’ultimo giorno del nostro cammino Marie Wilson, giornalista canadese - Grande cuore in cammino.

 ***

Qualche dato.

L’ultimo tratto della via Portoghese del Cammino di Santiago, parte da Tui e si snoda in sei tappe.

Siamo dunque partite il 3 giugno dalla Cattedrale (romanico – gotica) di Tui, per giungere a O Porriño e ripartire il giorno dopo in direzione Redondela. Da lì abbiamo proseguito fino a Pontevedra per rimetterci in cammino alla volta di Caldas des Reis e infine giungere a Santiago de Compostela, in tempo per vedere il faro del campanile illuminarsi nella notte e indicare la via.

 

 




[1] Paul Celan, Stretta: Non leggere più - guarda! / Non guardare più – va! Va’ la tua ora non ha sorelle.

[2] Emilio Renzi, Finale di partita: https://www.incircolorivistafilosofica.it/

[3] Amalia Rosselli , I fiori vengono in dono:  fiori vengono in dono e poi si dilatano /una sorveglianza acuta li silenzia / non stancarsi mai dei doni.

[4] Fernando Pessoa, Benedetti siano gli istanti.

[5] Giovanni Pascoli, Il fanciullino.

[6] Thomas Bernhard, Perturbamento

 

martedì 3 maggio 2022

C'era un Lago a Monate perfetto per tutte le nuotate

 



C’era un lago a Monate

Perfetto per tutte le nuotate

Così in tutte le stagioni v’eran battaglion di nuotatori

Venne il dì del Primo Maggio

E Mon Général, gridò: coraggio!

Si tuffò nell’acqua fresca

E a nuotar si mise lesta.

Senza alcun batticuor la seguiron di buonumor:

Maximilian, cuor contento, 

e Vincenzo al  prim cimento.

S’accodaron senza fretta Silvia, Monica e  Sabrina.

E per non esser giammai da meno pure Amedeo e Michelina.

Mentre Marco, l'indefesso, 

grigliava con gran successo: 

salcicce, braciole e costine e poi polenta a non finire. 

Si brindò poi con fervor alla festa del lavor

Fatte tutte queste cose

Un gran dubbio si propose:

Come mai non troviam più

Quella salsa barbecue?

Sarà stata assai apprezzata

O qualcun l'ha trafugata?




giovedì 2 dicembre 2021

#Giuditta


L’hanno chiamato Isaac. 
Ma risponde anche al nome di Giuditta.
È un cane da caccia.

Ma lo scoppio dei colpi di fucile  lo fa spaventare. 

E scappare.

All’allevamento era un caso senza speranza, ovvio: nessuno lo vuole un cane da caccia che si spaventa dei botti.

Ma adesso, dopo tre anni di attesa, ha trovato casa.

Una bella casa sull’Altopiano, che condivide con una gatta sorda, un cucciolo d’uomo dalla parlantina argentina e due umani adulti che detestano la caccia, ma amano la montagna. 

E così ora Giuditta é un cuorcontento che alterna la scoperta dei mille sentieri dell’Altopiano, con lunghe penniche accanto al cammino, mentre la gatta sorda lo controlla guardinga e il cucciolo d’uomo finisce (per una volta) silenzioso i suoi compiti di scuola.



domenica 29 agosto 2021

29 agosto 2020: contro ogni previsione





29 agosto 2020: contro ogni previsione siamo sul volo con destino Londra. Dopo mesi di sì e di no e ancora no e poi forse sì, e poi chissà, increduli Thomas e io, avevamo superato tutti gli ostacoli. E non erano pochi: il lungo lock-down imposto dall’infuriare della pandemia; lo sconcerto, lo sgomento e l’incertezza derivati da una situazione che aveva dell’incredibile, ma che andava assumendo contorni sempre più cupi; l’adattarsi della vita quotidiana alle paure, alle restrizioni, alle nuove modalità di lavoro.

Poi il sospiro di sollievo per la fine della quarantena, i tentativi di ritorno e riadattamento a una vita quotidiana all’insegna di una nuova normalità. E, last but not least, la convulsa ricerca - in corso contro il tempo - di acque abbastanza fredde (-16 gradi) dove fare la “6 hours swim qualification” per la traversata della Manica; la faticosa ripresa degli allenamenti, e il loro nuovo stop, questa volta dovuto ad un’otite che mi scartavetrava l’orecchio fino a farmi perdere l’equilibrio. E poi ancora le mille piccole cose da organizzare: dal B&B da prenotare; al feeding plan da preparare, tra mille dubbi; la lista delle cose da portare (controllata, aggiornata, ricontrollata decine di volte) e in mezzo a tutto questo il lavoro da portare avanti (scadenze, urgenze, emergenze) e la famiglia da sostenere. E ancora le confabulazioni con Thomas ma con che mezzo partiamo? Auto? Volo? Scegliamo l’auto. Ma … coup de théâtre: durante il mese di agosto i contagi hanno ripreso a salire, soprattutto la Francia registra un’impennata di casi. La Gran Bretagna man mano chiude le frontiere, con Francia e Belgio e Olanda. Nuova incertezza: le autorità inglesi autorizzeranno la traversata verso la Francia? Scambio di e-mail con il pilota e con la CS&PF. Attesa. Poi l’ok: sì è autorizzata a condizione di toccare il suolo francese e ripartire immediatamente senza aver avuto contatti con nessuno. Nuove verifiche delle procedure di ingresso COVID: al momento l’Italia non è nella black list dei paesi che subiscono restrizioni dalla Gran Bretagna.

Sospiro di sollievo. Si può viaggiare e allora via, via subito. Vista la volatilità degli eventi, anticipiamo la partenza prima che capitino altri imprevisti. Ecco siamo in volo. La parte finale della grande avventura, dopo due anni di preparazione, ha inizio. A Dover, solo pochissimi nuotatori sono riusciti ad arrivare, i più hanno desistito o non ce l’hanno fatta. Dei quattro slot assegnati nella mia finestra temporale (2 -7 settembre), mi presento solo io. E sarà la mia fortuna: uno solo sarà il giorno buono per traversare. Il 6 settembre. Dopo mesi febbrili, mi è scesa una calma nell’animo. Una calma di quelle in cui senti che ogni cosa diventa tua, e non c’è spazio per la paura. Sono padrona del destino, sono al di  del recinto, innanzi a me si spalanca distesa del possibile. Eccomi sono pronta.


sabato 28 agosto 2021

Il periplo di Levanzo (22 agosto 2021; 12km; 4h27min)





- Davidù, quando lo facciamo il periplo di Levanzo?

- Quando scendi qui in Sicilia.

- Davidù, quest’anno scendo.

- E quest’anno lo facciamo: lo facciamo con Dado che conosce bene Levanzo e tutte le sue correnti e ha la barca (autorizzata) che ci può seguire.

- Davidù il 21 agosto alle 00,30 arrivo a Catania.

- …e il 22 alle 7:30 hai il traghetto per Levanzo.

- Davidù ma non possiamo posticiparlo di qualche giorno?

 - No, nein, niet. Vèni e non fare storie.


E così, dopo aver preso – in meno di 24 ore - un’auto, un aereo, un treno, due corriere, una vespa ed un traghetto, il 21 agosto sono finalmente a Levanzo (la più piccola delle isole dell’arcipelago delle Egadi): insieme a Davide, Dado e 8 nodi di vento Grecale NNE (che col proseguire della giornata salirà fino a 12 nodi).

Alle 9:00 siamo a Cala Dogana (ossia il porto di Levanzo), carichiamo gli zaini sulla barca d’appoggio, pilotata da Alessandra con Adele a fare assistenza Alle 9:30 entriamo in acqua e giriamo in senso orario. 


Dado e Davide pronosticano: sarà dura fino a Capo Grosso (ossia circa i primi 8,5km sui 12km che dobbiamo percorrere). 

Infatti, subito dopo il Faraglione e la Grotta Marina del Buco (con breve sosta per visitarla, passando sotto l’arco), la corrente contraria inizia a farsi sentire. Superata la Punta del Genovese, nuotare diventa sempre più impegnativo: si alzano le onde e la corrente si fa sempre più forte. Tra Cala Tramontana sino a Capo Grosso, nuotiamo in mezzo a branchi di lecce e barracuda, che ci passìano di sotto seguendo al corrente. Noi, invece,  proseguiamo sempre in direzione ostinata e contraria (alla corrente). 

Ciononostante, andrebbe anche tutto bene se non fosse che ho sottovalutato il feeding, portando con me sono una borraccia con dell'acqua e un po’ di maltodestrine. Inevitabilmente  arrivano i crampi e nuotare si fa sempre più difficile: un po’ di sgraniamo e un po’ ci ricompattiamo e poi di nuovo ci sgraniamo. 


Capo Grosso è percorso da forti correnti e onde che si rincorrono e ci rimescolano (anche lo stomaco). Serve pazienza. E ottimismo. E cercare di fare attenzione, alla bracciata e alla gambata e ai crampi in agguato. Davidù lotta contro il mal di mare. Ma il peggio è passato: le onde ci spingono avanti e da Cala Calcara, il mare è una benevola distesa blu. Pare un nastro velluto.  E io mi ci infilo e mi sfilo e mi ci rinfilo. Una bracciata via l’altra. E nuotare è una Grazia. 

A Cala Minnula, Dado ci indica la Punta S. Leonardo: 

- Dopo quella punta ci siamo! 

Galvanizzati dalla prospettiva dell'agognato arrivo aumentiamo il ritmo, arriviamo a Cala Fridda e già si vedono le case di Cala Dogana: attraversiamo il porto ed arriviamo esattamente al medesimo masso da cui eravamo partiti 4 ore e 27 minuti prima. Un bagnante tra l’incredulo e lo stupefatto chiede:

- Da dove arrivate?

- Da qui!

- Sì, ma da dove siete partiti?

- Da qui!

Non ci crede e si allontana scettico scuotendo la testa.

A noi invece non resta che festeggiare con pane cunzatu e brioscia con gelato prima che il traghetto ci riporti a Trapani e poi – per me – via col percorso inverso: vespa-corriera-corriera-treno fino alla mitica Fondachello beach per 48 ore ancora di mare di Sicilia, prima del ritorno alla città della semilanuta.