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martedì 2 luglio 2019

Open Swim Stars Harmonie Mutuelle Paris





Open Swim Stars Harmonie Mutuelle Paris (15.06.2019) - Breve cronaca in ordine cronologico degli accadimenti:
  • arrivo a Parigi (in treno perché è più romantico)
  • arriva anche l’allergia (troppa natura a Parigi
  • scarpino per Parigi (come se non ci fosse un domani ...con una gara di nuoto)
  • deviando dalla mia massima di nuotare senza muta...indosso la muta nuova (perché la ragione ha le sue ragioni che il cuore disconosce 💔- cit. tale Biagio Pascale in Peron lontano epigono di Blaise Pascal). A proposito, grazie a Insul.Tecno Group S.r.l. (https://insultecno.com) per la sponsorizzazione della nuova muta 🤩🤩
  • l'amica che mi accompagna si prende una giornata di libertà, se ne va a spasso per musei parigini, omettendo di farmi da badante. Risultato: mi distraggo, non sento la chiamata e perdo il bus-navetta della 10 km (devo migliorare la mia comprensione del francese)
  • cerco un taxi (mission impossible)
  • mi presento supplice dagli organizzatori (🙏🙏) e mi iscrivo last minute alla 5km 
  • riesco a salire sull’ultimo bus-navetta in partenza per la 5 km (nel frattempo la muta si è trasformata in una sauna e Blaise Pascal se la ride di cuore💗)
  • il via della partenza mi coglie impreparata (sono troppo impegnata a starnutire - l’ho già scritto? ...troppa natura a Parigi)

  • sacramento come solo un veneto sa fare e mi tuffo (pressoché per ultima)
  • constato che l’antiappannante che ho messo sugli occhialini ha creato un effetto nebbia spettacolare (di fatto ho nuotato nella scighera di Milano a novembre)
  • scopro che - salvo il tratto iniziale e quello finale - ci fanno nuotare controcorrente (ma per fortuna non è una correntona)
  • nuotando alla cieca ma con super-poteri della muta (e dei sacramenti in veneto) rimonto una posizione via l’altra (ahpperó com’è tutto più facile con la muta)

  • tra una bracciata e l’altra raccolgo un po’ di alghe (sopratutto verso l’arrivo)
  • esco dall’acqua e riprendo a starnutire (ma davvero, quanta natura c’è a Parigi?)
  • finisco a podio con un secondo posto di categoria (old ladies) e vengo premiata da due veri campioni del nuoto olimpico francese

venerdì 17 maggio 2019

Anita & Albissola Swim Games (12 maggio 2019)



Lei è Anita, ha 15 anni e una grande passione: il nuoto.

Lei è Anita e domenica si è cimentata nella sua prima gara in mare: 1000mt nel mare antistante Albissola (SV)* 

Lei è Anita ed ha due doti: è ottimista e determinata. 
E così in una domenica di maggio grigia e ostile come un giorno novembre, nonostante l’acqua fredda (15 gradi), Anita ha mantenuto alto il suo ottimismo, non ha perso l’entusiasmo, ha preso la rincorsa ed è entrata in acqua. 






Anita ha nuotato e nuotato fino a raggiungere la prima boa. Poi per la felicità, si è girata sul dorso ed ha canticchiato un po’. Tra un’onda e l’altra ha cercato la seconda boa, che sembrava piccola e lontana. L’ha raggiunta, l’ha virata ed è ripartita verso la terza boa. Dopodiché, ha tirato fuori tutta la sua giovane grinta e ha dato il massimo per lo sprint finale.

Lei è Anita, è una giovanissima nuotatrice e la sua prima (impegnativa per le condizioni meteo sfavorevoli) gara in mare, l’ha chiusa in zona medaglie con un meritatissimo terzo posto.





* Albissola Swim Games 2019, è stata aperta  anche alla competizione di  "Nuoto in acque aperte unificato": competizione rivolta a coppie composte da 1 atleta e 1 partner di team affiliati a Special Olympics Italia.
Per approfondimenti su Special  Olympics: 














venerdì 1 marzo 2019

Le Argonautiche (a nuoto all'Elba)



Le Argonautiche (a nuoto all'Elba)



In fuga dalla lontana e selvaggia Colchide[1], dopo averne combinate di ogni: seduzione e rapimento (?!?) di Medea[2]; furto del vello d’oro[3]; smembramento del giovane Apsirto[4] (solo per ricordane alcune), gli Argonauti[5] sfiniti approdarono all’isola di Etalia (l’attuale Elba), dove lasciarono la loro traccia più duratura (fonte Apollonio Rodio).



Difatti, la leggenda narra che la spiaggia delle Ghiaie, sia proprio la spiaggia lucente, dove gli Argonauti, detersero il loro copioso sudore con delle pietruzze e ci rassicura Apollodoro Rodio che “molte simili ci sono ancora su quella spiaggia – se i turisti non se le tutte portano via - e così pure i dischi, e altri resti illustri dei Minii, là dove il porto ha preso il nome di Argo”.

Poi il loro viaggio proseguì avanzando rapidamente sulle acque del mare in vista delle coste tirreniche.
Lí la nave Argo, sulla quale Atena, la dea tritonide, aveva innestato una polena parlante a forma di Ariete ricavata dalla quercia di Dodona, consiglió a Giasone di far rotta all’isola di Eea (regno della Maga Circe) per i riti di purificazione dall’orrendo delitto, e ripartire verso lo Scillecariddi[6] dopo aver gareggiato in canto con le Sirene (del resto, avevano Orfeo come loro campione[7]).


Da allora, sulla spiaggia delle Ghiaie le raschiature prodotte dagli strigili degli Argonauti si trovano indurite sui ciottoli e l’onda marina non le lava via, né le deterge la pioggia di nevischio interminabile (fonti: Strabone, Apollonio Rodio, Licofrone).






La leggenda narra anche, che Giasone, ormai vecchio, stanco e sopraffatto dal dolore (suvvia non si tradisce Medea impunemente!) si addormentò sotto il fasciame cadente della nave Argo e la prua parlante, impietosita, lo colpì sul cranio mettendo fine ai suoi giorni (fonti: Apollonio, Graves).




Poi la polena riprese il mare e, allora, la leggenda narra ancora che i nuotatori che attraversano il mare per approdare alla spiaggia lucente, la trovino lì sul bagnasciuga pronta a prendere il largo per altre avventure (fonte incerta, forse, pseudo-Peron).



















[1] La Colchide (l’attuale Georgia) è una regione sul Mar Nero, ossi agli estremi confini del mondo greco allora conosciuto.
[2] Medea è figlia di Eeta re della Colchide (a sua volta fratello di Circe e di Pasifae) e della Oceanie Idya. Tuttavia, secondo un’altra leggenda Medea sarebbe figlia della notturna dea Ecate e sorella di Circe.
[3] Il trono di Iolco è stato usurpato a Esone dal fratellastro Pelia. Quando il giovane (e bellissimo) Giasone reclama la restituzione del regno usurpato al padre, Pelia pone come condizione che egli riporti in Tessaglia il Vello d’Oro.
Si tratta de vello del montone sul quale i due giovani Frisso ed Elle erano volati via per scampare al sacrificio del loro padre Atamante. Elle cade in mare (e da allora quel tratto di mare si chiama Ellesponto), Frisso giunto nella lontana Colchide, sacrifica il montone e consacra il vello nel bosco del dio Ares, facendolo sorvegliare da un serpente sempre vigile e accudito e nutrito proprio da Medea.
[4] Apsirto è il fratello di Medea
[5] Gli eroi che si unirono a Giasone e salparono sulla nave Argo alla ricerca del Vello d’oro sono 55, tra questi i più noti sono, oltre a Giasone, Castore e Polluce, Orfeo, Meleagro, Piritoo, Eracle.
[6] “Sul quadrivio del mare. Da un lato sporgeva lo scoglio liscio di Scilla, dall’altro rumoreggiava Cariddi con scrosci infiniti; altrove ruggivano, sotto gli enormi marosi, le Plancte, e là dove prima era scaturita la fiamma dalla cima degli scogli, sopra la roccia infuocata, l’aria era scura dal fumo e non si vedevano i raggi del sole. E anche allora, sebbene Efesto avesse smesso il lavoro, il mare esalava un caldo vapore” (Apollonio Rodio).
[7] “Ben presto furono in vista di Antemoessa, l’isola bella dove le melodiose Sirene, figlie dell’Acheloo, incantano e uccidono col loro canto soave chiunque vi approdi. Le partorì ad Acheloo la bella Tersicore, una Musa; un tempo servivano la grande figlia di Deo, quando ancora era vergine, e cantavano insieme; ma ora sembravano in parte uccelli, in parte giovani donne. E stando sempre in agguato al di sopra del porto, 900 tolsero a molti, consumandoli nel languore, il dolce ritorno. E anche per loro, senza esitare mandavano l’incantevole voce, e quelli già stavano per gettare a terra le gomene, se il figlio di Eagro, il tracio Orfeo, non avesse teso nelle sue mani la cetra bistonica, e intonato un canto vivace, con rapido ritmo, in modo che le loro orecchie rimbombassero di quel rumore, e la cetra ebbe la meglio sulla voce delle fanciulle”.



giovedì 10 gennaio 2019

Fuori linea #3 - 28 Duodetriginta







Vutu geometrie matematiche
Logaritmi sezioni auree
Númari pari dispari decimali
Quàntici transfiniti pigreco?
Vutu dei númari imaginari
Dati da le radice d’ordine pari
Dei númari negativi
O (solo par ti) dó piú dó fa quatro?
(Ernesto Calzavara - Númari)








Dó più dó farà anca cuàtro, ma par mi 1 + 1 = 28.
Ventòto.
Ventòto xé un númaro pari: come mi e ti.
Xé anca un númaro composto con 6 divisori: 1, che són mi; dó che sémo sempre mi e ti; 4 parché dó più dó fa cuàtro; e po anca 7, 14, e 28 e questo non so dirte parchè.
E se ti sommi 1+2+4+7+14 el númaro che vien fóra xé 28 che, quindi, xé un númaro perfèto. Come perfetto xé el tó bunìgolo, che el me piàxe carésar.
E te digo anca che, dopo el 6 e prima del 496, el duodetriginta  xé el secondo numero perfetto e, quindi, pensa amór quanti altri númari strologhi che ghe xé, prima de trovar una otra perfección compàgna a la tua. 
Però a ‘sta malòrsega de 28 no ghé basta èsar perfèto, el ga caro èsar anca semiperfèto (parchè xé pari a la somma de calchedùn dei só divisori), come xé semiperfèta e difettata la memoria mia quando te penso (e te penso tanto).
E ancora, te digo, che ventòto xé el sètimo númaro triangolare, el quarto númaro esagonale y el tèrso númaro ennagonale centrato. E, òstrega, mi no so còsa vuole dire ‘sta roba qua, che xé come le parole tue de notte, che no capisso mai e me par arabo.
Ventòto fa anca la somma dei primi cinque númari primi: 2 + 3 + 5 + 7 + 11 = 28. 
Che par mi i xé i primi dó, 3, 5, sète e óndexe minuti che ghe go messo a inamoràrme de ti.
E i scrive anca che 28 xé un númaro idoneo (ma mi no credo che par mi e ti 28 xé idoneo) e che xé el anello pi longo dei númari socievoli. E mi con questo son d’accordo, parchè  - quando son con ti  - son socievole con tutto el mondo e smetto de volerghe dar fógo.
E ancora credéme se te digo che 28 fa parte delle terne pitagoriche, dei númari de Keith, de Ulam e pure del Triangolo di Pascal, che quando no scriveva de númari scriveva che le cœur a ses raisons que la raison ne connaît point  (e questa me pare una gran monata). E anca el bon Fibonacci ga dito la sua su ‘sto númaro qua, che i ga scoperto che xé el númaro atomico del nichel e un númaro magico de la fisica nucleare. E son d’accordo, ciò!, parchè co ti la fisica se fa magia e va anca oltre…xé metafisica, xé poesia.
E ‘ncora 28 xé un nùmaro felice (come felice xé el sorriso tuo e felice son mi quando te vardo), xé un númaro pratico, congruente y, en fin (e questo me fa un mal boia), xé un númaro odioso. Come xé odiosa la distanza de anni (ventòto!) che me separa da ti e che me fa sentir un freddo bisso, le osa rote e me spacca el còr en tanti tocheti, che conta che riconta vien sempre ventòto (‘sto bastardo).

venerdì 21 dicembre 2018

Op, op, op







15.12.2018  12° meeting Snef di Sondrio – circuito SuperMaster: cronachetta (quasi vera)

Per le gare master di Sondrio (12° meeting Snef – circuito SuperMaster) tutta la squadra del Gonzaga Sport Club è stata convocata.
Non sono ammesse né assenze, né defezioni. Parola d’ordine del coach: prima vincere. Poi festeggiare. Con pizzoccheri.

Partenza ore 6.30 del mattino dalla piscina del Gonzaga. Il Mata, gestendo la chat di pazzi su WhatsApp con una pazienza certosina, è riuscito a organizzare un pullman che fa tanto gita scolastica.
Fatto l’appello, contati i nuotatori (assonnati e mugugnanti) si può partire.

Le prime gare della mattina sono i 400 stile libero. Quindi tocca subito a me. Che però vorrei essere altrove.
Di malavoglia ciabatto fino a bordo vasca dal coach, che è già pronto con cronometri, carta e penna per segnare tutti i passaggi, di tutte le singole gare, di tutta la squadra e chiedo:
- Coach quanto devo fare di riscaldamento?
- Tu nuota finché non ti tirano fuori, poi vai diretta a fare la gara.

La vasca è piena all'inverosimile: c’è chi si tuffa, chi prova le virate, chi fa degli sprint, chi spintona, chi tallona il malcapitato che gli sta davanti. In tre parole: una - terrificante - tonnara.

Inorridisco e torno da coach: - Coach, ehm, ho un problemino non mi ricordo più come si galleggia, ho come l’impressione di andare a fondo…
Coach, guardandomi stralunato, - Galleggi come sempre vai…
Non mi muovo cincischio: - Coach, ehm, ho un problemino, non mi ricordo come mi devo tuffare, sicuro che mi squalificano per falsa partenza.
Silenzio.
- Coach com’è che devo fare la virata?
 - Vaiiii.
 - Ok vado.

Op, op, op.
Sento il coach gridare, intanto io vado a fondo per davvero, sbaglio la virata bevo, annaspo, cerco l’aria, in qualche modo arrivo alla fine è penso: mai più! Tutto questo è troppo per me.

Il coach invece sembra contento.
Op, op, op.
- Coach come sono andata?
- Bene, brava, ora vai nell'altra vasca e, in attesa di fare i 100 sl, continua a nuotare.

Op, op, op riprende a incitare mentre, i compagni di squadra si susseguono ininterrottamente nelle gare: 200 misti, 200 rana, 50 dorso, 50 rana, 50 delfino, 50 stile libero.

In attesa della seconda gara, considerata la densità dei nuotatori presenti in vasca, opto per un diversivo: leggo.
Leggo Kafka. Dopo Kafka sulla spiaggia ...Kafka a bordo vasca.
Gente che va e viene, passa un tizio dà un’occhiata al libro, mi stringe la mano:
- Complimenti! Kafka a bordo vasca! Ci vuole coraggio.

Nel mentre...op, op, op continua imperterrito il coach mentre cronometra, segna tempi, calcola punti, controlla, ascolta, incoraggia, motiva, rimbrotta. E non gli sfugge niente e nessuno.

È di nuovo il mio turno: 100 stile libero.
- Coach per quel problemino di galleggiamento di cui ti accennavo...
Op, op, op, non si volta neppure, scuote la testa e segna i tempi.
Vado via mesta.

Pronti, partenza via: ri-sbaglio la virata, ri-bevo, ri-ciabatto fino al coach.

- Coach come sono andata?
Op, op op, cronometra, controlla,
- Bene, brava...vai nell'altra vasca a defatigare per qualche chilometrino.
- Ancora?!?

Op, op, op è l’ora delle staffette 50x4 miste.
Il coach ha messo in campo ben nove staffette: 6 maschili e 3 femminili.
Le staffette femminili del Gonzaga fendono l’acqua come una cavalcata delle Valchirie.
Fortunatamente sono stata scartata a tutte le staffette e posso riprendere la lettura di Kafka a bordo vasca. Ripassa il tizio di prima che, entusiasta, controlla a che pagina sono arrivata.

Op, op, op, le medaglie fioccano e persino io scippo un oro e un legno (rispettivamente nei 400sl e nei 100sl di categoria …ehm, meglio sottacere quale categoria e con quali tempi).
Alla fine, i giudici di gara tirano le somme dei punti totalizzati da ciascuna squadra e the winner is ….





Op, op, op.
Il coach alza la coppa, la squadra esulta, si è fatta sera, fuori c’è il pullman che ci attende. Mi metto in coda per salire e intanto appassionatamente litigo al telefono con la prole.
Metto giù e chiama il coach: - Dove sei, Sabri?
Troppi op, op, penso: - Coach, come dove sono? Sto salendo sul pullman.
- Brava, il nostro però è già partito.

Azz… sono sul pullman della squadra avversaria.
Batto la ritirata, cercando di non darlo troppo a vedere, mi intercetta solo il tizio di Kafka che mi saluta e mi fa l’occhiolino.

Nel frattempo, il pullman del Gonzaga ha fatto dietro front ed è venuto a recuperarmi.

Op, op, op è ora di brindare: mettiamo già la coppa e alziamo i (lieti) calici.











venerdì 14 dicembre 2018

Fuori linea #2 - Sarina




Fuori Linea #2 - Sarina





L’avevano battezzata Sarina, per rispetto a suo nonno Saro Spina, che però detestava lei è tutta quella malarazza di nipoti nati dalla fuitina della figlia con quello scioperato di Mariano Previtera.
Lui che con la guerra, ancora una volta, aveva perso tutto. Lui – vedovo e con le altre figlie emigrate in America, Australia, Canada - costretto campare a casa di quel miscredente comunista e, per superchiu, povero del genero.

- Mariano m’arrubbò a figghia chiù bedda e tangelosa. E le sue figlie (Rosa, Venera, Sarina, Maria e Giovannina) non sono così belle come la madre. Sarina, poi, così magra, magra e giallinusa è brutta assai. E poi firria sempre pedi pedi e quando non firria, legge e legge e chiui legge più diventa una capa matta e disubbidienti. E più è disubbidienti e chiui su frati Turi principia a fanfariari sulle porte dell’inferno che si aprono, giusto, giusto pi idda, che è così ria.

Così, schigghiava Saru Spina mentre puliziava la tomba della moglie.

Sarina rideva, sapeva che infernu e dijavuluni non esistevano, perché neppure Dio esisteva come già gli aveva spiegato suo padre Mariano: “non è dio che crea l’uomo, ma l’uomo che crea l’idea dell’esistenza di dio”. Sull’inesistenza di Dio, peraltro, Mariano era possessore di prove certe e inconfutabili da quando aveva visto morire il padre suo con l'osso del collo rotto mentre, infervorato dall’Io credo che andava recitando, non s'addunò di un ramo spezzato cadendo miseramente dall'albero. Per grazia ricevuta. E miseria assicurata. Amen.

Povero Mariano Previtera, lui così mangiapreti non si capacitava di come l’unico figlio maschio gli fosse sortito così chiesastro e straviato dalla linea del comitato centrale. 
Ma Turi - grazie ai liberators ai quali si era unito, con l’entusiasmo dei suoi vent’anni, per sminare la spiaggia di Qurtil Masqalah - aveva trovato la fede e, soprattutto, una missione: fondare la prima chiesa cristiana evangelica della Sicilia jonico orientale e da lì convertire tutti gli infedeli.

- Misdea, misdea, ‘na famigghia di pazzi - santiava Saro Spina, mentre il nipote, Bibbia, alla mano ammoniva “Tutti pellegrini di passaggio semu, apri il tuo cuore alla parola du Signuruzzu, prega cu mia”.

-   Misdea, misdea, ‘na famigghia di pazzi - santiava Saro Spina, mentre la nipote la testa dentro
un libro, non taliava, non ascoltava, leggeva e leggeva.




domenica 9 dicembre 2018

Fuori linea # 1 - Spina




Fuori Linea #1 


«Sai cos`è la nostra vita? La tua e la mia?
Un sogno fatto in Sicilia.
Forse stiamo ancora lì e stiamo sognando»
(L. Sciascia - Candido)


Spina



Santina era bella. La più bella tra le sorelle Spina: Sarina, Santina, Giovannina e Ciccina, che non era ancora nata ma aveva già capelli rossi e faccia lentigginusa.

Santina testa alta, occhi fieri, capelli corrotulati sopra la nuca e fermati da minuscole forcine, attravirsava svelta la strada. Mariano la taliava passare e sospirava per quella carusitta tosta e avrebbe voluto togliere quelle forcine a una a una e poi sciogliere la matassa di quei ricci neri come la pece, per perderci dentro quelle mani da zappaterra che aveva.

Mariano era un senza Dio, comunista, povero (peccato massimo), disertore della Grande Guerra e neppure la febbre spagnola l’aveva voluto, tanto era malarazza. Così sibilava invelenito Saru Spina alle sue figlie, taliando Santina.
-          Sta pure a capo della lega degli agrumai della Sicilia jonico-orientale.

Ma Santina non rispondeva, non parlava, taliava. Taliava la furia gloriosa del suo garofano rosso, la mattina che Mariano, in un vidiri e svidiri, fischiò l’inizio di una sassaiola, balzò sul palco del comiziante fascista, gli sonò un carricu di lignate, l’appellò gran curnutu e si diede alla fuga.

La sortita anarcoide venne premiata con una robusta cura ricostituente di olio di ricino e nelle patrie galere le legnate furono generosamente restituite in manganellate a lui e, per superchiu, ai suoi fratelli: Nicoló scampò, Rosario il più piccolo ne morì, aveva 15 anni.

Tirarlo fuori di galera fu còmpito, come sempre, dell’avvocato Giuseppe Sapienza, detto Peppino: l’avvocato dei poveri, socialista e libertario, che - anni dopo - sarebbe stato tra gli organizzatori della rocambolesca fuga da Regina Coeli di due futuri Presidenti della Repubblica, in attesa di fucilazione.

Mariano, uscì spiritato, ma non arreso. Ma più spiritata di lui era Santina che gli ficcava gli occhi addosso e smaniava per un garofano, un garofano rosso.

Così andò la storia. Sarina, la primogenita delle sorelle Spina, d’ammucciuni, preparò la scala sotto la finestra della camera. Santina la discese. Mariano l’attendeva. Fuggirono nottetempo: lui aveva 26 anni, lei 10 di meno.
Allo scandalo della fuitina una sola riparazione era possibile: il matrimonio.
Saru Spina, giarno di raggia, dovette piegarsi alla forza dei fatti. Lui che non si era mai piegato, neppure ai rovesci delle onde, quando aveva fatto naufragio con tutto il suo carico e a forza di braccia dai marosi aveva portato in salvo solo la sua pellaccia e aveva principiato tutto d’accapo.