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domenica 22 marzo 2026

Robben Island: tra Onde e Libertà


 


Robben Island

Nelson Mandela ha consacrato la sua esistenza al principio del dialogo e all'arte di ascoltare e parlare con gli altri. Il dialogo come garanzia di un coinvolgimento attivo del pubblico su questioni sociali critiche, per ricercare soluzioni condivise, giuste e sostenibili ai problemi della società. Oggi, in questi tempi bui dominati da un berciare assordante che fomenta paura e violenza, che promuove una visione del mondo che calpesta diritti, crea privilegi e violenta la natura, il suo insegnamento è un faro contro la degradazione dei valori di libertà, uguaglianza e solidarietà.

È con questo spirito che guardo a Robben Island. L’isola nella cui prigione Nelson Mandela trascorse diciotto dei ventisette anni della sua vita vissuti da recluso (dal 1963 al 1982, su un totale che va dal 1962 al 1990). Oggi l’isola è un sito UNESCO.

Nonostante la distanza relativamente breve — 7,4 km separano Robben Island da Blouberg (Big Bay) — l'acqua fredda e le correnti rendono la traversata impegnativa anche per i nuotatori più esperti. Ad oggi circa tremila persone sono riuscite a completarla: meno della metà di chi ha raggiunto la vetta dell’Everest. Qui si nuota certamente per la sfida fisica, ma anche per il significato storico e politico di questi luoghi: simbolo di lotta per la libertà contro l’oppressione, in un contesto che fu di dolore e ingiustizia e che contrasta con una natura di sublime bellezza.

Dunque, Robben Island serve anche per ricordare, in questi tempi dove guerre, discriminazioni e povertà sembrano prevalere, che possiamo e dobbiamo agire per un radicale cambio di rotta.

Qui inizia l’avventura …

La “mia” Robben Island inizia ufficialmente martedì 20 marzo 2026 alle ore 8:00 circa. A bordo del Varne Ridge ci sono il pilota Roger Finch, Lindsey Finch in qualità di observer del CLDSA, e il mio amico Enzo Favoino come supporter crew. Ufficiosamente, invece, inizia ad agosto 2025, quando il mio amico Dom Smith, nuotatore di Johannesburg, me ne parla in termini entusiasti; prosegue poi per tutto l’autunno e l’inverno tra allenamenti in piscina e sortite al freddo all’Idroscalo, ai laghi e nel Mar Ligure.

Appena fuori dal porto di Cape Town, l'oceano ci accoglie con un’esplosione di vita: delfini, foche e, appena un po’ più al largo, il soffio di alcune balene. Chiedo scherzando al pilota:

- “Hope I don't end up like Pinocchio today!”.

Ma sono felice di averle incontrate, prendo la loro presenza come benaugurante e auspicio di forza.

Il cielo è terso, il sole morde la pelle, ma l'acqua segna 16 gradi. Nuoterò "skins only": solo costume, cuffia e occhialini. Arrivati a Robben Island inizia il rito della svestizione e della successiva unzione di vaselina e crema solare. Quando sono pronta mi tuffo e raggiungo a nuoto il punto di partenza tra gli scogli. Sistemo gli occhialini e alzo la mano: dal Varne Ridge suona il segnale.

Nella "giungla" dell'Oceano

Kelp Gigante

Kelp Gigante

Parto e mi ritrovo subito in un tappeto intricato di Kelp giganti (Ecklonia maxima), alghe brune dalle liane massicce della stessa famiglia dei Sargassi. Mi viene da ridere: sono in acqua e mi pare di stare nella giungla. Per uscire il più rapidamente possibile da quel labirinto, a ogni bracciata le afferro e le tiro verso di me, come si fa in piscina con le corsie quando si è stanchi.

Appena superato il labirinto delle Kelp, l’oceano mi dà il suo benvenuto con schiere di onde dritte in faccia. Faccio appello alla mia anima stoica e mi concentro per mantenere l’assetto e il ritmo. Man mano che l’oceano si fa più profondo, la temperatura scende fino a toccare i 15,2 gradi. A circa metà traversata le onde calano, ma entra una corrente contraria. Alimentarsi diventa un'impresa acrobatica: lanciano la borraccia a prua, il tempo di afferrarla e aprirla e sono già trascinata a poppa. Un sorso e poi via subito, riprendo a nuotare senza pensare, la testa vuota: conto e riconto, uno, due, tre, quattro. Dal Varne Ridge, che avanza tra le onde al ritmo di una playlist a tutto rock, Enzo grida parole di incoraggiamento che non sento. Non alzo la testa per cercare l’arrivo, né per decifrare il fermento che intravedo bordo; vedo che indicano qualcosa e scrutano l’orizzonte. Mi diranno poi, una volta arrivata, che alcune foche mi hanno accompagnata per qualche tratto e che una balena stava incrociando la mia rotta proprio in quel momento, prima di inabissarsi nel blu.



P-U-S-H

A un chilometro e mezzo dalla fine si alza il vento: le onde arrivano laterali insieme a una corrente che mi spinge fuori rotta. Roger si affaccia, mette le mani a megafono e grida:

- "P-U-S-H! Full power for one kilometer or we’ll miss the bay! P-U-S-H!".

Le mie dita sono rigide per il freddo, la presa sull'acqua si fa incerta, ma spingo, spingo e ancora spingo. Poi, d'improvviso, la magia. L'acqua si schiarisce, la sabbia brilla sul fondo. Onde lunghe, quelle tipiche dei surfisti (di cui Big Bay beach è piena) mi spingono gentilmente verso la riva. Sento il fondo, mi alzo e corro, un po’ incerta e sbilenca, quando sento la spiaggia asciutta sotto i piedi, mi fermo e il pugno al cielo. Per me, per Mandela (che è sempre stato il mio mito fin da ragazzina) e anche per dire che senza libertà e giustizia per tutti le nostre esistenze sono senza sestante. 

Enzo si tuffa, mi raggiunge e mi abbraccia complice e felice, perché, come scrive Sepulveda, "nuestro sueño es: mares abiertos en los que todas las especies puedan vivir y multiplicarse en paz y armonía con las necesidades humanas".

Sul Varne Ridge, Lindsey arresta il cronometro dopo 3 ore e 57 minuti dalla partenza.

 


Per approfondire: